Angelo Turco* Tra settembre e ottobre si voterà in diverse grandi città capoluogo, tra cui Milano: un Comune che rappresenta appena un terzo della sua vitale area metropolitana ma il cui primo cittadino è anche sindaco dell’intera Città Metropolitana. Una Milano autenticamente metropolitana necessiterà sempre di più, nei prossimi anni, di un respiro lungo e supportato da scelte politiche e progettuali...

Angelo

Turco*

Tra settembre e ottobre si voterà in diverse grandi città capoluogo, tra cui Milano: un Comune che rappresenta appena un terzo della sua vitale area metropolitana ma il cui primo cittadino è anche sindaco dell’intera Città Metropolitana.

Una Milano autenticamente metropolitana necessiterà sempre di più, nei prossimi anni, di un respiro lungo e supportato da scelte politiche e progettuali per superare i particolarismi, integrando le identità locali. Esempi a cui ispirarsi in Europa non mancano: Berlino, Londra, ecc. Nella proiezione internazionale il successo non è dato da irrigidimento e identità, ma al contrario è la capacità di costruire integrazione a rendere sempre più forti e attrattive alcune grandi città. Per arrivare a questo scopo, serve una democrazia partecipativa e una governance di scala più ampia, quale la Città metropolitana: proprio perché situata in una dimensione intermedia fra quella locale e quella nazionale, può reinventare l’immagine della funzione pubblica e avvicinarla ai cittadini, soprattutto partendo da un rafforzamento dei servizi. Oggi i cittadini della provincia, legati alla metropoli da flussi di ordine non solo lavorativo, sono in qualche modo privati della possibilità di incidere: sono spesso fruitori della città, non hanno voce in capitolo sulle sue priorità e le sue prospettive. C’è poi un secondo tema fondamentale. A Milano risiedono oltre 260mila cittadini stranieri, persone che -

se non cittadini UE - non hanno diritto di voto. Una parte significativa di quella che è oggi la classe meno abbiente milanese non può votare, non può partecipare alla definizione dell’agenda politica cittadina e metropolitana. Questo è un elemento che, sul medio-lungo periodo, comporta una mancata rappresentanza politica e amministrativa per una serie di questioni sociali molto importanti, a partire dal grande tema abitativo e del costo sempre più insostenibile del mercato degli affitti, di cui però questi ceti sono i principali fruitori.

*Consigliere comunale

Commissione Cultura