La Borgogna e la bella ragazza sul motorino

Nel novembre 1974, Claudio Negri ricorda un viaggio in auto con l'amico Giorgio, tra Gauloises e paesaggi, in un mondo sessista. Un incontro fugace con una ragazza porta riflessioni sull'amore e la timidezza.

Negri

Nel novembre 1974, diciassettenne, ero in viaggio dalla Borgogna alla Lombardia su una vecchia 500. Alla guida c’era il mio amico Giorgio coi suoi occhi di zaffiro ventenne. Fumavamo Gauloises papier maïs, l’abitacolo immerso in una nebbia bluastra. Fuori c’era un paesaggio spoglio, cieli bassi e terre senza altro nome oltre a quelli delle cornacchie, del muso intriso delle vacche al pascolo, della senape Amora che spalmava la sua pubblicità sui cascinali lungo la strada dipartimentale. Dal mangianastri fluiva la colonna sonora di quel viaggio, al quale si appuntava un verso: “Sono questi i giorni del ritorno / quando sui canneti / volan basse le cicogne / versano il candore delle piume / lungo i campi acquitrinosi / e poi tra i boschi volan via”. Il vecchio Banco del Mutuo Soccorso. Giorgio guidava, era già di mezzo miglio nel futuro di un semaforo, di una siepe. Io, col privilegio di perdermi al finestrino, in varianti perpendicolari alla rotta. Mi sentivo impressionista, acceso dall’epica cruda del paesaggio, dalla musica, dalle Gauloises e forse anche dalla senape. Giorgio non so, ed era bene che non si sentisse troppo impressionista quando era al volante. Ma gli occhi di zaffiro gli brillavano nella nebbia tabaccona. Ci destammo in un borgo di quelli bislunghi di case a un piano. Davanti a noi c’era una ragazza in motorino, i capelli di grano le garrivano nella bruma. Vivevamo, pur non sapendolo troppo, in un mondo politicamente scorretto e sessista. “Oh, ma è proprio bella... bisogna dirglielo che è una bella gnocca!”. Ecco, non usammo proprio il termine gnocca, ma ci siamo capiti. “Accosta, accosta... adesso glielo dico...”. Abbassai il finestrino. La ragazza mi guardò sorpresa, forse anche un po’ divertita. In quel momento, dal mangianastri venivano parole alate: “E voi donne / dallo sguardo altero / bocche come melograno”. Mi sentii avvampare, timidezza in autocombustione. Farfugliai solo un casto “Ciao, bella” che nemmeno Petrarca con Laura. E poi? La ragazza in motorino girò un cantone e disparve. Mentre io tornavo impressionista, con un incongruo groppo d’amor perduto. Giorgio era già mezzo miglio nel futuro.

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