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29 gen 2022

Milano: Covid e isolamento, choc per i bimbi. Il nuovo gioco? Tamponi alle bambole

Piccola di cinque anni imprigionata dal 22 dicembre nell’incubo di quarantene e tracciamento. La mamma documenta in un video il suo modo di elaborare il trauma

marianna vazzana
Cronaca

MILANO - Un cotton fioc in mano. Davanti alla bimba di 5 anni, nella sua cameretta, ci sono tre bambole sdraiate a terra. Non le mette a dormire immaginandosi una mamma premurosa. Non le prepara per andare a spasso nel parco, nemmeno per una festicciola. No. A tutte infila il bastoncino nel naso, come fosse un tampone. Una bambolina strilla con la voce della sua padroncina. E poi "facciamo anche il vaccino?". E allora il cotton fioc privato della parte morbida diventa una siringa. "Bravissima", dice la bambina ai suoi pupazzi.

Se lo è sentito dire lei stessa dai "grandi" almeno 5 volte nell’ultimo mese, "ogni volta che è stato necessario portarla a fare un tampone – racconta la mamma, Chiara Marinoni, di 38 anni – perché c’erano positivi in famiglia o all’asilo. E anche lei lo è stata. Dal 22 dicembre è rimasta a casa; è rientrata alla scuola dell’infanzia giovedì scorso ma un suo compagno è risultato affetto dal Covid. Quindi, di nuovo niente asilo almeno fino al 7 febbraio". Nei suoi giochi, la piccola riflette il suo vissuto. Il trauma dei tamponi che evidentemente sono un pensiero costante, tanto da entrare nel suo mondo fantastico. E nel suo gioco innocente diventa normale quello che fino a prima della pandemia sarebbe stato impensabile. Una scena che ricorda, con le dovute proporzioni, i giochi di guerra dei bambini yemeniti che sei anni fa erano stati notati da una coordinatrice di Medici senza frontiere mentre improvvisavano una sorta di "un, due, tre, stella!" ma con un "bombardamento aereo" pronunciato sul finale. Le bombe nominate, come quelle vere, costringevano a buttarsi a terra. E l’ultimo era il perdente. Morto.

Ora, questa bimba, "dopo aver infilato il bastoncino nel naso delle bambole usa una provetta di esperimenti del fratello per vedere se sono positive. E quelle positive le isola in una capannina che ha costruito sotto il letto. Le altre bambole, invece, possono stare sul tappeto. Ho notato mia figlia giocare ‘al tampone’ negli ultimi giorni - spiega la mamma - e l’ho ripresa con il telefonino. Lei saluta e invita il suo pubblico immaginario a fare altrettanto. Forse pensa di parlare ad altri bambini, considerando che vede pochissimo i suoi amichetti. Il primo anno di scuola dell’infanzia è stato in lockdown da marzo in poi. Il secondo metà e metà. E ora ci risiamo".

Il calvario della famiglia è identico a quello di tantissime altre. "E non ne siamo ancora usciti – sottolinea ancora la signora Marinoni –. La bimba di 5 anni è la piccola di casa. Più grandi di lei sono il fratello, di 11 anni, e la sorella di 9, risultati positivi al Covid il 7 gennaio (e già vaccinati, a differenza sua). Come me. Quindi è scattata la quarantena per tutti. Mio marito è poi risultato positivo il 13 e, la piccolina, il 18", elenca la donna.

"Quindi lei è rimasta isolata ancora fino a giovedì scorso – aggiunge –. Peccato che la sua classe sia tornata in quarantena venerdì, per un caso positivo. Però adesso sta bene, all’ultimo tampone era negativa, allora la porto fuori a prendere un po’ d’aria per farla correre all’aperto e giocare con bimbi della sua età, per quanto possibile. All’ultimo tampone, in farmacia, scoprendo fosse negativa ha urlato ‘sono libera!". Mi si è stretto il cuore. Sarò felice quando i tamponi saranno solo un ricordo: chissà se, quando sarà grande, sorrideremo insieme pensando a questi giorni".
 

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