Mariuccia Gritti, concepita nel lager di Birkenau: “Mamma e papà più forti di orrore e morte. Vi racconto il loro amore”

Zinaida, partigiana sovietica, e il soldato bergamasco Santo uniti dal destino. La piccola Mariuccia fra Urss, Sesto e Cinisello: alle loro idee non rinunciarono mai

La famiglia Gritti al completo A sinistra, Mamma Zinaida con l’ultima nata. A destra papà Santo insieme a Mariuccia venuta al mondo il 22 novembre 1945 e concepita a Birkenau poco dopo la liberazione Dietro di loro Zoia, la figlia di Zinaida
La famiglia Gritti al completo A sinistra, Mamma Zinaida con l’ultima nata. A destra papà Santo insieme a Mariuccia venuta al mondo il 22 novembre 1945 e concepita a Birkenau poco dopo la liberazione Dietro di loro Zoia, la figlia di Zinaida

Cinisello Balsamo (Milano), 27 gennaio 2024 - “Anche in una guerra ci si può innamorare. Addirittura in un luogo di morte e sterminio. Lo dimostrano i miei genitori e io ne sono la testimonianza". Maria Gritti ha 78 anni. A casa e in città è per tutti “la Mariuccia“. È figlia degli orrori nazifascisti, è figlia di due deportati. "Dalla mia data di nascita si può anche capire dove sono stata concepita: sono venuta al mondo il 22 novembre 1945. I miei genitori si sono conosciuti a Birkenau e lì si sono amati. Quando arrivarono in Italia, dopo essere stati liberati, mamma aveva già la pancia".

Zinaida Gladkaia è una 23enne ucraina di Dnipropetrovsk. Suo marito Vladimir è partito per il fronte: lei è rimasta a casa con i figli Alik di 3 anni e Zoia di pochi mesi. Durante l’occupazione tedesca diventa una staffetta partigiana: porta messaggi, armi, cibo e coperte alla Resistenza. Nel 1942 viene arrestata e inviata a Birkenau con la neonata.

"Forse proprio per questo, le viene assegnato un posto nelle cucine. È fortunata perché lì qualche boccone ci scappa e non infila il cammino delle docce", commenta Ezio Meroni, lo storico locale che ha ricostruito la vicenda di questa famiglia. A migliaia di chilometri di distanza, Santo Gritti combatte in Africa e poi sul fronte albanese. È un bergamasco di San Paolo d’Argon e ha poco più di 20 anni. Una sera, durante un turno di guardia, vede muoversi qualcosa. Chiede la parola d’ordine, nessuno risponde e spara. Uccide un soldato tedesco. Viene processato: non lo condannano a morte ma lo spediscono a Birkenau a lavorare negli altiforni. In quell’inferno, gli occhi di Santo incontrano quelli di Zinaida. Santo si innamora di una donna di cui non sa neanche il nome. Non hanno nemmeno la possibilità di scambiarsi una parola. Ma, nell’ultimo luogo dove pensare a fidanzarsi, Santo non desiste e si dichiara in ogni modo. Il 27 gennaio, con la liberazione di Auschwitz, finisce l’incubo delle camere a gas e l’oppressione del controllo dei kapò tedeschi. In questo spazio di libertà ritrovata, pur nella sofferenza, cresce il sentimento.

"E io, sì, sono stata concepita a Birkenau. Quando mamma scoprì di essere incinta, decise non tornare in Ucraina. I tratti del suo viso erano chiaramente dell’Est: per camuffarla, i compagni le misero un foulard in testa e attorno al viso". Entra in Italia con documenti falsi e diventa la signora Rondi Gina. "Con questo nome fu anche registrata in Comune: anni dopo prendemmo un avvocato per sistemare la burocrazia, per la pensione". Nel paese di Santo è uno scandalo: arrivano mano nella mano, non sono sposati, lei è incinta e per di più con un’altra bambina, la piccola Zoia che nel frattempo ha compiuto 4 anni.

"Il prete disse sì al matrimonio, ma all’alba e in uno degli altari laterali. Inaccettabile". Vanno persino dal vescovo di Bergamo, monsignor Adriano Bernareggi, che impone al parroco di sposarli nella messa grande della domenica e sull’altare maggiore. Prima delle nozze, nasce Maria. "Altro scandalo! Poi andarono a Sesto San Giovanni, perché era la Stalingrado d’Italia. Abramo Oldrini, oltre che sindaco amato, fu il nostro angelo custode: ci trovò casa, lavoro, prese mia mamma in simpatia. Ancora conservo i biglietti e le lettere che si scambiavano a Natale". Tornitore alla Breda, partigiano arrestato e destinato al lager, scampato solo perché la guerra finisce prima: Oldrini guida quella generazione della Resistenza che ora è al governo della città. "A Sesto siamo rimasti 50 anni, prima di Cinisello Balsamo. Papà lavorò alla Magneti Marelli, poi fu licenziato sempre per la sua attività politica e, sempre grazie al sindaco, andò alla Ercole Marelli. Mamma rlavorò in Comune. Anche lei fu sempre attiva: la ricordo in cucina mentre cuciva le bandiere comuniste".

Dopo 10 anni tornano in Russia, "cioè in Unione Sovietica. Era appena morto Stalin. Non si aspettavano quel degrado e papà soffriva quel freddo terribile. Dopo quattro anni la nonna ci fece la richiesta per tornare a Sesto, dove Oldrini ci aiutò ancora". Ma in quella parentesi, l’incontro inaspettato. "Mamma aveva sempre pensato che il suo primo marito fosse morto. Invece, lo ritrovammo. Quando vide mio padre, gli disse ‘Tu mi hai rubato la moglie!’. Alla fine erano sopravvissuti tutti".

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