Milano, 10 dicembre 2019 - La Procura ha iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio stradale aggravato e lesioni colpose i conducenti dell’autobus Atm e del mezzo Amsa per la raccolta rifiuti che si sono scontrati sabato mattina all’incrocio tra viale Bezzi e via Marostica. Si tratta, com’è prassi, di un atto a garanzia, per ricostruire la dinamica dell’incidente che ha provocato il ferimento di una dozzina di passeggeri del filobus 90 e la morte della babysitter filippina di 49 anni Shirley Ortega Calangi, deceduta al Policlinico il giorno dopo lo schianto per i gravi traumi riportati. Il titolare del fascicolo, il pm Rosaria Stagnaro, ha delegato gli agenti della polizia locale a svolgere tutti gli accertamenti investigativi del caso. Dalle immagini delle telecamere, già visionate dai ghisa del Radiomobile nei giorni scorsi, sembra emergere chiara la responsabilità dell’autista Atm, il ventottenne F.G., originario di Catania, assunto nel maggio scorso con un contratto a termine dopo aver superato con giudizio di idoneità le prove previste dall’azienda dei trasporti e dalle norme che regolano il settore: il filobus è passato col rosso, come ripreso da due diversi occhi elettronici installati lungo i controviali di viale Bezzi. 

Gli approfondimenti riguarderanno anche le telecamere interne del filobus e la velocità alla quale stavano viaggiando i due veicoli pesanti: i filmati lasciano ipotizzare che entrambi stessero viaggiando oltre i 50 chilometri orari, il limite previsto per le strade cittadine, ma serviranno esami accurati per confermare o smentire questa impressione. Portato in pronto soccorso quella mattina e dimesso con dieci giorni di prognosi, senza bisogno di ricovero, F.G. è ancora sotto choc per quanto accaduto: i colleghi che l’hanno incontrato l’hanno descritto come estremamente provato. Oltre alla disattenzione per il possibile utilizzo del cellulare, che verrà passato al setaccio dai ghisa, c’è anche un’altra ipotesi che sta circolando in queste ore tra i dipendenti, pure legata al fatto che il ventottenne si era messo alla guida pochi minuti prima: la distrazione per la firma da apporre sulla «cedola», una sorta di diario di bordo che ogni conducente deve compilare; in questo caso, premesso che l’indiscrezione non ha al momento trovato conferme, l’autista avrebbe messo in atto una condotta espressamente vietata dalle direttive aziendali, che prevedono che l’inserimento della matricola nel tablet di bordo che comunica con la centrale operativa e la firma sulla «cedola» vengano effettuati prima di mettersi al volante e non certo a mezzo in movimento. 

Intanto, ieri mattina, stando a quanto risulta al Giorno, c’è stato un altro caso simile a quello di viale Bezzi, anche se per fortuna senza conseguenze: un tram ha attraversato un incrocio con il semaforo rosso, più o meno all’altezza del Palazzo di Giustizia. L’episodio è stato notato da graduati Atm impegnati in una delle consuete attività di controllo di esercizio, e la segnalazione ha fatto subito scattare un provvedimento pesante: il tranviere è stato messo «giù di guida», come si dice in gergo tecnico, cioè è stato immediatamente sospeso.