Il raduno sotto l’Arco: "Stop a tutte le violenze. Ora chiediamo giustizia per Leone e gli altri"

Piazza Sempione, centinaia di persone contro maltrattamenti e uccisioni

Il raduno sotto l’Arco: "Stop a tutte le violenze. Ora chiediamo giustizia per Leone e gli altri"

Il raduno sotto l’Arco: "Stop a tutte le violenze. Ora chiediamo giustizia per Leone e gli altri"

di Marianna Vazzana

"Gli animali non si toccano". "La giustizia che vogliamo non distingue le specie e difende ogni essere vivente". "Chi compie azioni crudeli verso gli esseri viventi è un soggetto pericoloso. Non ignorate: denunciate!". Ce n’erano a decine, di cartelli come questi, sventolati ieri pomeriggio ai piedi dell’Arco della Pace durante il presidio organizzato da una rete di associazioni animaliste in onore del gattino Leone, scuoiato vivo e lasciato agonizzante ad Angri, nel Salernitano, lo scorso 10 dicembre. I tentativi di salvarlo sono stati vani. E dopo, purtroppo, i casi di violenza nei confronti degli animali si sono moltiplicati: basti pensare all’episodio di Aron, il cane legato e bruciato vivo dal suo padrone a Palermo, o alla vicenda del gattino spinto con un calcio in una fontana da una ragazza ad Alberobello, in Puglia. Senza dimenticare Leone 2, chiamato così per ricordare il suo predecessore, morto dopo essere stato colpito con dei petardi da un gruppo di ragazzini la notte di Capodanno a San Ferdinando di Puglia.

Nel cuore di Milano, a dire "basta violenze contro gli animali" si sono radunate centinaia di persone, con un turn over continuo tra le 14 e le 16.40 (il picco è stato di 350 persone in contemporanea) che hanno risposto all’appello di diverse associazioni animaliste. Tra le richieste, "Giustizia per tutti gli animali uccisi dalla crudeltà umana" (l’articolo 544 ter del codice penale punisce con la reclusione da tre a 18 mesi o con la multa da 5mila a 30mila euro chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione a un animale o lo sottopone a sevizie, o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili. La pena è aumentata della metà se si causa la morte dell’animale).

I manifestanti sono andati anche oltre, protestando contro allevamenti e macelli, sostenendo che "chi ama gli animali non li mangia" (altro slogan su un cartellone). Non solo: la Task force animalista ha raccolto 500 firme "per contrastare il racket dell’accattonaggio con gli animali. Vogliamo raggiungere 5mila adesioni a sostegno della proposta di legge in tal senso – spiega Carolina Sala – su tutto il territorio lombardo, per evitare che la compassione suscitata nei passanti possa finire con l’alimentare un’indebita raccolta di denaro".

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