Il museo fa scuola: "Sperimentiamo metodi e apriamo la scatola nera della scienza con l’arte"

Oltre quattromila classi accolte e 150 insegnanti formati al Da Vinci un centro di ricerca e progetti per ingaggiare i ragazzi delle medie. In cantiere per il 2024 anche un nuovo spazio dedicato all’infanzia.

Il museo fa scuola: "Sperimentiamo metodi e apriamo la scatola nera della scienza con l’arte"
Il museo fa scuola: "Sperimentiamo metodi e apriamo la scatola nera della scienza con l’arte"

Una collezione sempre più preziosa e interattiva, tra il sottomarino Toti e Marte. Ma anche un centro di ricerca e una “scuola“, per sperimentare metodi didattici ed esportare la cultura scientifica e tecnologica nelle classi di tutta Italia (quest’anno ne sono state accolte quattromila) e per formare i docenti. Così il Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci scommette non solo sul suo ruolo informativo e divulgativo, ma anche su quello educativo. Maria Xanthoudaki è direttrice Education del museo.

In che modo il museo “fa scuola“?

"Ci sono due fattori che hanno inciso in questi anni sull’educazione formale e informale. Oltre al tema del digitale, che penetra la nostra vita, la pandemia ci ha aiutato in un certo senso a riflettere sui quali siano gli strumenti più efficaci per l’apprendimento. Lavoriamo su spazi, attività e strumenti che mettano visitatori, studenti, insegnanti e famiglie in una situazione di partecipazione attiva, di sperimentazione ed esplorazione aperta, con i nostri laboratori negli spazi permanenti dedicati ai diversi temi Stem, ma dedicando anche il tempo necessario a fare ricerca in ambito educativo, per andare oltre l’ora del coding".

Come?

"Trattando il tema digitale non tanto come l’ultima tecnologia da usare ma come ambiente e come esperienza integrata nel nostro modo di fare, in dialogo con l’analogico".

Come si sperimentano metodi nuovi?

"Abbiamo il nostro centro di ricerca interno Crei, Centro per l’educazione informale, per studiare tendenze ed evoluzioni in ambito educativo e progettare metodologie innovative. Proponiamo attività di sviluppo professionale, corsi di formazione per gli insegnanti e per educatori che lavorano in altri musei a livello nazionale e internazionale".

Non solo scienza e tecnologia, ma Steam: in che modo l’arte può essere la chiave di volta?

"Utilizziamo i linguaggi artistici ed estetici come porta di ingresso diversa per comprendere la scienza e le tecnologie. Creiamo legami utilizzando l’arte digitale e collaboriamo con gli artisti".

Quali esperienze stanno catturando le scuole?

"Penso ad esempio al laboratorio Base Marte: si tratta il tema dell’esplorazione dello spazio attraverso la modalità del gioco di ruolo dal vivo, si risolvono problemi scientifici e gli studenti si entusiasmano. Un altro esempio è il laboratorio Future Inventors che comincia da un’immersione in un’installazione di arte digitale: crea emozioni che usiamo come punto di partenza per una serie di esperimenti e attività che vanno ad aprire la scatola nera della scienza. Stiamo lavorando a progetti mirati con la fondazione Rocca, particolarmente sensibile all’età della scuola media, in cui si può creare una disaffezione dalla scienza e dalla tecnologia: abbiamo strutturato una proposta per insegnanti e studenti sia al museo che in classe per agganciare i giovani. Cerchiamo di contribuire al cambiamento".

Novità in cantiere per il 2024?

"Stiamo lavorando alla creazione di un nuovo spazio dedicato all’infanzia, sarà pronto in autunno. Ed è in fase di sviluppo un nuovo laboratorio che guarda ai temi dell’ambiente. Abbiamo appena vinto anche un nuovo progetto europeo, il quarto di fila, che riguarda la metodologia del Tinkering, che lavora sullo sviluppo delle competenze in ambito Steam, in modo inclusivo. Lavoreremo in sinergia con musei, biblioteche ed educatori museali di cinque Paesi europei. Sarà un progetto educativo rivolto agli adulti, altro pubblico molto interessante".

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