Il grido delle Civiche: "No ai tagli alle scuole. La Goccia ci sta stretta"

Protesta-spettacolo con 500 attori: nel bilancio di previsione manca oltre un milione. Politecnico delle arti ridimensionato (per ora). Ma incontri in corso tra le parti. .

"La città è malata a causa del tuo volere". Le parole (e la profezia) dell’indovino Tiresia risuonano nel foyer dell’Elfo Puccini, scelto per l’inaugurazione dell’anno accademico delle Scuole Civiche, insieme a quelle di Antigone e del coro, "che vuole rappresentare tutti i cittadini di Milano". Più di 500 studenti e dipendenti delle Civiche, insieme ai sindacati, hanno messo in scena una protesta-spettacolo: "Abbiamo scelto un testo di Sofocle di 2.500 anni fa che continua a parlarci – sottolinea Michelangelo Canzi, rappresentante degli studenti della Paolo Grassi –. Scegliere di fare arte significa fare resistenza umanistica, siamo vestiti di viola in segno di lutto perché con queste politiche economiche si mette di fatto a repentaglio il futuro delle nostre scuole".

Sotto la lente il bilancio di previsione del Comune di Milano che, al momento, mette in conto un 10% di risorse in meno, circa un milione e 300mila euro. Come l’anno scorso. "Ma eravamo riusciti a reintegrare la cifra, i tagli si valutano alla fine di una gestione finanziaria – precisa l’assessore alla Cultura del Comune di Milano, Tommaso Sacchi –: riconosciamo il polo di eccellenza delle Civiche, guardiamo al loro futuro. Aprirò un tavolo con tutte le parti coinvolte". Anche in vista del trasloco delle scuole nel campus della Bovisa. Qui, nell’area della Goccia, nascerà anche il Politecnico delle Arti. "Il Comune inizialmente aveva prospettato il trasloco di tutte le scuole – spiega il presidente Matteo Bartolomeo –: i fondi a disposizione, anche con il Pnrr, ammontano a circa 48 milioni di euro, ma non sono sufficienti a tutte le scuole, stiamo cercando incastri funzionali". La Goccia "ci sta già stretta", tuonano lungo corso Buenos Aires i manifestanti, puntando il dito sul "Politecnico delle arti mancato". Nel 2026 si trasferiranno infatti due scuole e mezzo: "La Civica di teatro Paolo Grassi, quella di cinema Luchino Visconti e parte della scuola di musica Claudio Abbado, quella più contemporanea e legata alle arti performative – spiega ancora Bartolomeo –. Stare sotto lo stesso tetto aiuterà a sviluppare l’offerta formativa. Fermo restando che nel progetto dell’architetto Renzo Piano ci sono anche le altre palazzine e insieme al Comune ci impegneremo per trovare i fondi necessari a portare anche le altre scuole e un teatro aperto alla cittadinanza". Altro tassello ad oggi mancante: "Ma una scuola di teatro senza teatro che senso ha?", scuotono la testa gli studenti. Che dopo la cerimonia di apertura dell’anno accademico sono stati ricevuti dal Cda di Fondazione Milano e dall’assessore Sacchi. "Da novembre continuavamo a chiedere un incontro - la premessa del loro rappresentante - ma almeno adesso abbiamo ottenuto di partecipare ai prossimi tavoli che si terranno a Palazzo Reale". Nel frattempo sarà convocata l’assemblea generale degli studenti e si dà il via al nuovo anno: con il recente riconoscimento universitario del corso di Scrittura per lo spettacolo della Civica Paolo Grassi diventano 63 i corsi di laurea triennali e 26 quelli magistrali ai quali si affiancano master specialistici, masterclass e percorsi pre-accademici e di base in ambito musicale.

"Fondazione Milano è nata nel 2000 con un socio unico, il Comune di Milano, ma in prospettiva credo debba aprirsi: abbiamo avviato interlocuzioni con il Ministero, con la Regione e anche con fondazioni private", spiega il nuovo presidente, che non esclude una revisione dei corsi: "Dobbiamo laicamente interrogarci su quali siano sostenibili o meno e su quali andranno potenziati perché ospitano 20 studenti ma hanno oltre 500 domande di iscrizione", continua Bartolomeo, appoggiando la protesta degli studenti: "Da padre ho sempre incoraggiato i miei figli a manifestare per i propri diritti, credo sia il sale della democrazia. La responsabilità di noi adulti è ascoltare, farci capire meglio e trovare risposte alle loro istanze".

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