Il garage delle Nazioni. La battaglia per salvare l’edificio anni Cinquanta

Dalla verifica dell’interesse culturale al ricorso (slittato al 2024): il destino sospeso della rimessa progettata da Antonio Cassi Ramelli.

Il garage delle Nazioni. La battaglia per salvare l’edificio anni Cinquanta

Il garage delle Nazioni. La battaglia per salvare l’edificio anni Cinquanta

Tra le vie Calderon de la Barca, Lentasio e da Viadana, la sorte dello storico Garage delle Nazioni riguarda tutti i cittadini. "Uno dei più raffinati esempi di architettura dei servizi per l’automobile" (così nel censimento Lombardia Beni Culturali) è al centro di uno scontro non solo ideologico. Da una parte gli interessi. Dall’altra, la salvaguardia del patrimonio del Novecento milanese, Moderno o Razionale, così importante nell’identità architettonica ambrosiana. Sulla stampa, aspre critiche ha suscitato la decisione dell’attuale proprietà di demolirlo, per innalzare un complesso prevalentemente alberghiero, di lusso, con due torri di 14 e 9 piani, aumentando la volumetria: più di 10.000 mq di slp (superficie lorda pavimento) su un lotto di 3.600 mq. con un indice di 3 mq/mq (a Milano l’indice massimo di nuova costruzione è di 1 mq/mq). Altro valore del Garage, soprattutto considerato dai residenti nella zona, è quello urbanistico: servizio di interesse pubblico a parcheggio (800 posti auto), per cui il Comune all’inizio degli Anni Cinquanta dispose la costruzione. Servizio tuttora fondamentale, tanto più con l’evoluzione verso le auto elettriche. L’abbattimento si prospetta dal 2017.

Il vincolo di tutela da parte della Sovrintendenza, con particolare riguardo a interventi vietati e obblighi conservativi, è stato sollecitato da Paolo Cassi, figlio dell’architetto progettista Antonio Cassi Ramelli, e da Michele Sacerdoti, politico con notevole esperienza di problemi ambientali, edilizi, urbanistici e del traffico. Lui, per primo, nel 2019 si era opposto alla demolizione-ricostruzione, ma solo quest’anno di tale progetto è stata informata l’opinione pubblica. Le dichiarazioni su Il Giorno, 26 marzo, del sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi, schieratosi a difesa dell’identità novecentesca di Milano, deve aver contribuito a sensibilizzare la Sovrintendente Emanuela Carpani sul destino del Garage primi anni Cinquanta. Tuttora solido e utilizzato, con notevoli, accertabili, profitti per la proprietà.

Avviata la procedura di verifica dell’interesse culturale dell’edificio (vedi Il Giorno 8 giugno), il gravato decreto di vincolo è stato notificato dalla Soprintendenza in agosto a chi vorrebbe demolirlo, la società Lombardia Parcheggi. Che di recente ha avviato il ricorso contro il Ministero della Cultura e gli altri organi competenti. La trattazione del ricorso è rinviata al 2024. Nel frattempo, non solo tra gli abitanti del quartiere, che si vedrebbero luce oscurata e orizzonte chiuso dal palazzone, si prende sempre più coscienza della trasformazione che sta omologando Milano, cancellandone la memoria. E ci s’interroga su quali reali benefici collettivi ne derivano, al di là del tempo delle nostre vite. E si pretende dalle autorità responsabili della trasformazione, tanto più nel centro storico, solo veri miglioramenti.

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