
I rilievi dei carabinieri a Cisliano
Addosso aveva la fotocopia di una patente intestata a un ventottenne marocchino, irregolare e incensurato. È il nome giusto per il cadavere di Cisliano? Forse sì, anche se al momento non ci sono certezze sull’identità dell’uomo dall’età apparente di circa 25-30 anni ritrovato senza vita in via Regina Elena, una strada isolata che corre tra i campi e a un certo punto incrocia la provinciale per Gaggiano. Così come non è ancora chiaro come sia stato ucciso: il medico legale ha riscontrato una sola ferita letale nella parte inferiore sinistra dell’addome, compatibile sia con un fendente sferrato con una lama appuntita tipo punteruolo sia con un colpo di arma da fuoco.
Una cosa è sicura: l’omicidio non è avvenuto in quel punto; lì è stato solo abbandonato il corpo, verosimilmente con l’obiettivo di farlo trovare il prima possibile (se l’avesse gettato nella vicina roggia, nessuno l’avrebbe visto chissà per quanti giorni). A chiamare il 112 è stato un automobilista di 45 anni, che è passato in macchina poco dopo le 21 e si è accorto del cadavere, dando subito l’allarme al 112. Ed è stato lo stesso conducente a fornire indirettamente ai carabinieri della Compagnia di Abbiategrasso e del Comando provinciale di Milano un range temporale ben preciso: l’uomo ha riferito di essere passato in via Regina Elena alle 18 e di non aver notato nulla di strano.
Tradotto: è in quelle tre ore, tra le 18 e le 21, che l’assassino (o qualcun altro?) ha lasciato il corpo lungo la strada. Di conseguenza, l’analisi dei militari sulle immagini registrate dalle telecamere presenti nella zona si concentrerà con maggiore attenzione su quei 180 minuti, tenendo presente che le condizioni di partenza (buio e nebbia) renderanno più complicate le verifiche sui filmati acquisiti. Detto questo, resta anche da capire il contesto in cui è avvenuto il delitto. L’incertezza sull’identità della vittima non aiuta a ipotizzare scenari certi, anche se la pista più probabile porta ad ambienti di spaccio nelle aree boschive. Al momento, non risulta alcun collegamento con l’assassinio di Anas Khouja, ucciso con due fucilate alla testa in una zona isolata tra Pogliano Milanese, Arluno e Vanzago: in quel caso, il profilo da ras della droga del trentunenne marocchino ha subito indirizzato le indagini su un possibile regolamento di conti tra bande rivali di pusher di eroina.
Stavolta, il discorso è diverso. Anche perché il corpo di Cisliano, a differenza di quelli che negli anni scorsi sono caduti nelle faide nei boschi colonizzati dagli spacciatori, presenta soltanto un foro dell’addome, senza ulteriori segni che facciano pensare a sevizie o pestaggi precedenti.
Nicola PalmaChristian Sormani