di Anna Giorgi e Nicola Palma Sono al momento cinque gli indagati per la rivolta del Cpr di via Corelli, iniziata nella notte tra domenica e lunedì e deflagrata nel pomeriggio successivo con un’ora di tensioni con le forze dell’ordine e un tentativo di fuga di massa (solo 4 su 52 ci sono riusciti) dal centro di permanenza per il rimpatrio. Stando a quanto risulta al Giorno, due tunisini di 20 e 40 anni sono stati denunciati per resistenza, minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale nell’ambito del fascicolo aperto dal pm di turno Nicola Rossato, mentre altri tre loro connazionali, rispettivamente di 20, 25 e...

di Anna Giorgi e Nicola Palma

Sono al momento cinque gli indagati per la rivolta del Cpr di via Corelli, iniziata nella notte tra domenica e lunedì e deflagrata nel pomeriggio successivo con un’ora di tensioni con le forze dell’ordine e un tentativo di fuga di massa (solo 4 su 52 ci sono riusciti) dal centro di permanenza per il rimpatrio. Stando a quanto risulta al Giorno, due tunisini di 20 e 40 anni sono stati denunciati per resistenza, minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale nell’ambito del fascicolo aperto dal pm di turno Nicola Rossato, mentre altri tre loro connazionali, rispettivamente di 20, 25 e 32 anni, dovranno rispondere di danneggiamento aggravato. Di questi, alcuni sono rientrati nel gruppo di 27 che la notte scorsa, come già programmato prima della sommossa, sono stati accompagnati a Linate per essere imbarcati su un volo charter con destinazione Tunisi. Del resto, il turnover all’interno della struttura è stato elevatissimo in queste prime due settimane: domenica notte, altri 23 erano stati trasferiti a Malpensa per essere riportati sull’altra sponda del Mediterraneo (e già in quella fase alcuni avevano protestato spaccando lavabi e salendo sul tetto). E forse c’è anche questo aspetto alla base del caos creato da 52 ospiti del centro di permanenza per il rimpatrio, che attorno alle 15.45 di due giorni fa hanno iniziato a danneggiare porte, finestre e rubinetti delle aree comuni, svuotando poi gli estintori e provocando l’allagamento dei bagni.

Il motivo ufficiale dell’agitazione: la mancata distribuzione delle sigarette e delle schede telefoniche da parte della cooperativa Versoprobo, che si è aggiudicata il bando per la gestione del Cpr. Dopo una rapida carica di alleggerimento messa in atto dal Reparto mobile della polizia, i manifestanti si sono riversati nei cortili interni: lì hanno sradicato le panchine di cemento, lanciandone poi alcuni pezzi contro le forze dell’ordine in tenuta antisommossa. C’è stato un tentativo di mediazione da parte dei funzionari di polizia, carabinieri e Finanza che prestano abitualmente servizio interno di sorveglianza, ma l’approccio dialogante non ha avuto alcun esito. Anzi, i 52 si sono diretti verso i cancelli, riuscendo ad arrivare nell’area del confinante Cara di via Aquila. Nel frattempo, sono arrivati a dare manforte anche i militari del nucleo riserva del 4° Battaglione Veneto dell’Arma, abitualmente di stanza in piazza Cordusio.

Alla fine, in 48 sono stati riacciuffati prima che potessero allontanarsi (uno di questi si è ferito alla spalla nel tentativo di oltrepassare una ringhiera ed è stato soccorso dai sanitari del 118); in quattro, tutti tunisini di 21, 22, 25 e 26 anni, sono riusciti a fuggire nei campi, anche se due sono stati ripresi nelle ultime ore. In serata, alle 19.30, una trentina di antagonisti, compresi alcuni militanti della rete "Mai più lager - No ai Cpr", si è radunata all’angolo tra via Corelli e via Tucidide per fare volantinaggio tra i passanti ed esporre lo striscione con la scritta "Cpr di via Corelli: le rivolte l’hanno chiuso e lo chiuderanno di nuovo".