Il caso Torre dei Moro "Troppe case costruite con materiali pericolosi Allarme sottovalutato"

La pm che ha coordinato le indagini: poche risposte dopo il nostro alert "La rigenerazione urbana con controlli carenti e metodi arcaici. Il guadagno viene prima delle vite umane, sul lavoro si continua a morire".

Il caso Torre dei Moro  "Troppe case costruite  con materiali pericolosi  Allarme sottovalutato"

Il caso Torre dei Moro "Troppe case costruite con materiali pericolosi Allarme sottovalutato"

di Andrea Gianni

MILANO

"Si continua ad assistere a un primato del guadagno a discapito della sicurezza, quasi in un modo primitivo e arcaico che contrasta con l’abc del diritto". La magistrata Marina Petruzzella parte dal caso del maxi-incendio della Torre dei Moro di Milano per allargare lo sguardo sulla sicurezza nei cantieri che spuntano nelle città. Il grattacielo "era stato spacciato come il top dei top", ma la tragedia sfiorata due anni fa ha fatto emergere che "la tecnica costruttiva e i materiali erano altamente insicuri e inadeguati". Petruzzella (ieri tra i relatori di un convegno organizzato dalla Uil Milano e Lombardia su sicurezza, legalità e appalti) ha coordinato le indagini sul rogo e nei mesi scorsi ha chiesto il processo per disastro colposo per 18 persone, tra cui i costruttori Alberto e Roberto Moro, il legale rappresentante e l’export manager di Alucoil, l’azienda spagnola produttrice di quei pannelli che rivestivano il grattacielo e che sono stati ritenuti dalla Procura "altamente infiammabili". Per lunedì è fissata l’udienza preliminare, davanti al gup di Milano Ileana Ramundo.

Nell’incendio della Torre dei Moro non ci sono stati feriti, ma le famiglie sono ancora senza la loro casa. Che cosa ha insegnato questa tragedia sfiorata?

"Insegna l’importanza del senso di responsabilità di ciascuno, ma purtroppo non vedo ancora una vera consapevolezza. La mentalità non è cambiata e la rigenerazione urbana, senza un rispetto delle regole e senza controlli efficaci, rischia di essere solo un concetto di facciata".

Dopo l’incendio in via Antonini avete avviato un monitoraggio sugli altri edifici dove erano stati collocati quei pannelli, diramando alle Prefetture una informativa sui rischi. C’è stato un intervento?

"Nelle città ci sono ancora troppi edifici pericolosi per chi ci vive e per chi ci lavora. Non c’è stata una risposta omogenea e gli interventi per la messa in sicurezza, come ad esempio quelli effettuati in provincia di Varese, sono stati sporadici. È un tema serio, che in molti casi viene ancora sottovalutato".

Che cosa servirebbe per un cambio di paradigma?

"Consideriamo il fatto che i costruttori ora sono investitori finanziari che appaltano i lavori ad altre imprese. Nel caso della Torre dei Moro si è trattato di una vera e propria mancanza di rispetto delle regole. Più in generale mi rendo conto che ormai si assiste al primato del guadagno a discapito della sicurezza quasi in un modo arcaico, che contrasta con l’abc del diritto. La mancanza di formazione degli operai è un tema enorme. Di regole ne abbiamo in abbondanza ma bisogna farle rispettare ed essere efficienti. Dobbiamo avere un apparato che le renda efficienti e funzionali, e il sindacato gioca un ruolo importante in questa partita".

La tragedia sulla linea ferroviaria a Brandizzo è solo una delle ultime stragi sul lavoro. Quali riflessioni si aprono?

"Senza entrare nel merito dell’inchiesta, che è in corso, il filo che lega gli incidenti sul lavoro è il fatto che saltano tanti pezzi dell’apparato di vigilanza. L’atteggiamento di superficialità è agevolato dall’assenza di controlli e sanzioni. Bisogna essere risoluti nel pretendere il rispetto delle regole, e fare ognuno la sua parte per arrivare a un reale cambiamento".