Idroscalo, lo scontro ora in Tribunale. Ex Cda a processo per la lettera a Sala: "Diffamarono il direttore Di Cataldo"

Chiesti danni per 31mila euro: immagine lesa, anche come figlio di vittima delle Br in campo per la legalità. Erano volati gli stracci subito dopo la creazione dell’organismo, sciolto nel 2022 dalla Città metropolitana . .

di Andrea Gianni

Lo scontro è scoppiato ai vertici della neonata Istituzione Idroscalo, è proseguito con una dura lettera del Cda indirizzata il 10 febbraio 2020 al sindaco Giuseppe Sala e al presidente della Regione Attilio Fontana e ora è finito davanti al Tribunale di Milano, mentre l’oggetto del contendere, l’organismo creato dalla Città metropolitana per la gestione del “mare di Milano“, ormai non esiste più. Sono sotto processo davanti alla Terza sezione penale - con l’accusa di aver diffamato l’ex direttore Alberto Di Cataldo - l’ex presidente e altri quattro componenti del Consiglio di amministrazione dell’epoca, che furono indicati da Palazzo Marino, Regione Lombardia e Comuni di Peschiera e Segrate. Di Cataldo, parte civile con l’avvocato Isabel Mosca, ha chiesto un risarcimento di danni non patrimoniali quantificati in 31mila euro per aver leso una reputazione legata non solo alla vita professionale ma anche alla storia della sua famiglia. Suo padre, il maresciallo maggiore Francesco Di Cataldo, vicecomandante nel carcere di San Vittore, fu infatti ucciso dalle Brigate Rosse il 20 aprile 1978. Alla sua figura è intitolata la casa circondariale, è stato insignito di onorificenze postume come la Medaglia d’oro al merito civile e l’Ambrogino d’oro, mentre la moglie e i figli sono impegnati in iniziative per la legalità e per trasmettere ai giovani la memoria sugli Anni di piombo. Per ricostruire la vicenda bisogna tornare al 2019, anno di nascita dell’Istituzione Idroscalo, creata per "guidare la valorizzazione del parco" sviluppato nei primi decenni del Novecento come "stazione idroaviatoria", ambientazione per capolavori come “Rocco e i suoi fratelli“ di Visconti, centro sportivo e meta per le gite di generazioni di milanesi. Una sfida legata anche alla sostenibilità finanziaria e alla ricerca di risorse, gestendo il delicato equilibrio fra pubblico e privato.

Di Cataldo, che già da un decennio tra le altre funzioni dirigeva l’Idroscalo in qualità di manager della Città metropolitana, fu nominato direttore del nuovo organismo. A fine luglio si insediò il Cda, nominato dal sindaco metropolitano Sala, presieduto da Paolo Taveggia (ora difeso dall’avvocato Giuseppe Lucibello) esperto di sport che fu dirigente nel Milan di Berlusconi e nell’Inter di Moratti. Subito si sono registrate frizioni fra direttore e Cda, fino a quando Di Cataldo ha rinunciato all’incarico ed è stato sostituito. Risale al 10 febbraio 2020 l’episodio al centro del processo.

Il Cda, infatti, tra mesi dopo le dimissioni inviò una dura lettera a Sala, a Fontana e ai Comuni coinvolti sollevando preoccupazioni sul futuro dell’ente. Puntavano il dito su Di Cataldo "insinuando", secondo l’imputazione, "gravi irregolarità nel suo operato" e "affermando falsamente" che il manager "fosse stato rimosso dal proprio incarico pur essendo noto che avesse rinunciato alla carica" l’8 novembre 2019. Frasi (stralci della lettera furono anche pubblicate sui giornali) che, secondo la Procura, avrebbero offeso "l’onore e la reputazione" di Di Cataldo, che attualmente ricopre la carica di direttore delle Risorse umane, direttore ad interim della Protezione civile e vice dg della Città Metropolitana. La polemica fu spazzata via della pandemia, scoppiata pochi giorni dopo la lettera. E la neonata Istituzione, dove sono subito volati gli stracci, ha avuto vita breve, perché il 27 luglio 2022 il Consiglio metropolitano ne ha disposto lo scioglimento, sancendo l’insuccesso della sperimentazione. L’organismo non c’è più, la governance è tornata in capo alla Città metropolitana sul modello del passato ma il processo (scaturito dalla denuncia di Di Cataldo) sta andando avanti. Tra i testimoni è stata ascoltata l’assessora Arianna Censi, all’epoca vicesindaca metropolitana. Gli ex membri del Cda si sono difesi in aula, e il loro esame proseguirà a fine maggio.

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