MAURIZIO
Cronaca

I versi di Giovanni Giudici e l’elegante deserto di Foro Bonaparte

Maurizio Cucchi esplora il Foro Buonaparte di Milano in una giornata piovosa, ricordando poeti e luoghi cari, tra palazzi e locali storici.

Maurizio Cucchi esplora il Foro Buonaparte di Milano in una giornata piovosa, ricordando poeti e luoghi cari, tra palazzi e locali storici.

Maurizio Cucchi esplora il Foro Buonaparte di Milano in una giornata piovosa, ricordando poeti e luoghi cari, tra palazzi e locali storici.

Cucchi

In un tardo e in effetti triste pomeriggio di pioggia, eccomi in Foro Buonaparte, che molti milanesi chiamano in genere Bonaparte, cognome francesizzato di Napoleone. Ad accogliermi è subito una piacevole verzura, che non perde il suo fascino neppure sotto l’acqua. Mi incammino, quasi solitario, osservando l’elegante sequenza di bei palazzi e l’assenza pressoché totale di botteghe e negozi. Non ho così modo di fermarmi per un ristoro che mi consoli del tempaccio ingrato e, dopo un’occhiata esterna alla galleria d’arte Dicò (mi riprometto di tornare presto in visita), arrivo allora in largo Cairoli, dove si respira un’atmosfera del tutto diversa. Luci, gente a passeggio sfidando il maltempo, le molte vetrine di Decathlon e il Caffè Olimpia, che esibisce la sua scritta in inglese di cui non sentivo la mancanza: Breakfast Italian Food. Poso poi lo sguardo al centro della piazza, e qui si impone il monumento a Giuseppe Garibaldi, mentre sull’altro, in fondo, mi godo la vista del Castello. Il Foro Buonaparte continua nel suo particolare tragitto, ma io già penso alla multicolore via Dante, dopo essermi fermato un attimo alla bancarella di bei fiori e alla vetrina dell’American Bookstore.

Nella zona ho poetici ricordi… In via Camperio venivo a trovare, nel suo ufficio, Giovanni Giudici, che quest’anno avrebbe compiuto il suo primo secolo di vita, ma che ci ha lasciato nel 2001. Rimane la sua straordinaria opera, a cominciare da La vita in versi. E ripenso a un altro maestro della poesia, Giampiero Neri, che se n’è andato l’anno scorso: ci vedevamo alla storica Cremeria Dante, che non c’è più. Ma non si vive di soli ricordi, vedo la bella insegna del Piccolo Teatto e questo mio piovoso giretto mi concede ampie possibilità di scelta nell’allegria dei molti locali che la via ci sa offrire. Ne scelgo uno al riparo di utilissime tettoie e mi ci accomodo tranquillo, indifferente al baccano della pseudo musica che ci viene “gentilmente“ a invadere l’udito.