"Ho superato un tumore al seno, credo nella ricerca e negli affetti"

La storia di Michela Triacca, guarita da un tumore al seno, evidenzia l'importanza della ricerca scientifica e della continuità degli investimenti. La sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è aumentata del 37% in Italia. Michela ha affrontato un percorso di cure che includeva intervento chirurgico, radioterapia e terapia farmacologica, ma ha trovato sostegno nella famiglia e nelle amiche. La sua esperienza dimostra che non bisogna permettere al cancro di rubare l'entusiasmo di vivere.

"Ho superato un tumore al seno, credo nella ricerca e negli affetti"

"Ho superato un tumore al seno, credo nella ricerca e negli affetti"

Ha scoperto di aver un tumore al seno quando aveva 37 anni. "Non avevo alcun sintomo, conducevo una vita a mille, fra lavoro, viaggi e sport anche impegnativi come le mezze maratone. Quando i medici mi hanno comunicato la diagnosi mi sono sentita crollare il mondo addosso. Uno scoramento che, però, è durato poco. Non ho mai permesso al cancro di rubarmi l’entusiasmo di vivere". Parola di Michela Triacca, responsabile dello showroom di una catena d’abbigliamento a Milano, che adesso, a 44 anni, è guarita, grazie anche ai progressi della ricerca scientifica. Nel nostro Paese sono circa 3,6 milioni di persone che hanno superato una diagnosi di cancro, con un incremento del 37% nella sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi rispetto a solo dieci anni fa. Per questo, come sottolinea Fondazione Airc, è importante garantire continuità alla ricerca che richiede tempo e investimenti per arrivare a nuove cure sempre più precise e mirate.

Michela, come ha scoperto di avere una malattia oncologica?

"Dopo una banale ecografia al seno a cui mi sottoponevo ogni anno. Quella volta, era il 2017, era però emersa la presenza di un nodulo sospetto. Dall’agoaspirato e la successiva biopsia ho scoperto che si trattava del cancro. Mi sono affidata all’Istituto Europeo di Oncologia ed è iniziato un lungo percorso. Per prima cosa mi sono sottoposta all’esame genetico per la ricerca di specifiche mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2 ma l’esito del test è stato negativo".

Poi?

"I medici hanno optato per una quadrantectomia, un intervento chirurgico che prevede l’asportazione della sola area in cui è localizzato il tumore, non di tutta la mammella. Prima dell’intervento ho scelto la crioconservazione degli ovuli al San Raffaele. È stato un bene perché dopo 20 cicli di radioterapia e la terapia farmacologia durata 5 anni è arrivata la menopausa precoce". La conseguenza?

"Sono iniziati problemi alle ossa: un ortopedico mi ha obbligato a smettere con la corsa. È stato un altro duro colpo ma è così che ho iniziato lo yoga ed è stato come scoprire un nuovo mondo perché è una disciplina che allo sforzo fisico unisce una certa dimensione spirituale. Ma è stato fondamentale la certezza di non esser sola. Purtroppo mi è capitato di sentire persone che dopo esser state operate di tumore sono rimaste sole, amici e i conoscenti dopo una telefonata di circostanza, si sono eclissati. Io ho sempre potuto contare sulla mia famiglia e sulle amiche di sempre: all’ultimo giorno di terapia mi hanno trascinato ad Ibiza…il viaggio è stato un autentico balsamo per l’anima". A.L.

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