“Guerra dell’Imu” Comune-suore: "Niente di personale, ma va pagata"

Melzo, nuova puntata della controversia sui versamenti. Il sindaco si rivolge ancora una volta alla Corte tributaria

Antonio Fusè

Antonio Fusè

"Guerra dell’Imu" fra Comune e suore salesiane della Casa san Giuseppe, si va (ancora) in giudizio, sindaco autorizzato a “far valere le ragioni del Comune”. È la nuova puntata di una controversia d’annata, già approdata sui tavoli della Corte Tributaria quattro volte. Nella delicata materia dell’Imu per le scuole paritarie ecclesiastiche una sorta di "caso". "Qualche cosa - così l’ufficio economo ispettoriale delle suore - che non si è verificato con altri Comuni, a fronte di analoga situazione". "Una vicenda che mi amareggia - così il sindaco Antonio Fusè - ma non possiamo comportarci diversamente. Si rischiano il danno erariale e la Corte dei Conti".

La cronistoria. Era riferita all’’anno 2014 la prima cartella d’accertamento Imu Tasi dal Comune alle suore salesiane di don Bosco della scuola Casa san Giuseppe: fu impugnata, ma con ricorso respinto. Altro accertamento relativo al 2015 e altro ricorso, stavolta accolto in secondo grado e oggi in Cassazione. Terza e quarta puntata per gli anni 2016 e 2017, con ricorsi respinti in primo grado. La delibera dei giorni scorsi riguarda l’accertamento relativo all’anno 2018, ancora una volta impugnato dalle religiose. Si torna alla Corte di Giustizia tributaria, con sindaco autorizzato a "stare in giudizio", "in relazione - spiega Fusè - al fatto che, tre volte, il tribunale ci ha dato ragione. Non dimentichiamo che c’è ancora un ricorso in Cassazione". Risale al 2021 l’addio delle suore alla Casa san Giuseppe e a Melzo (oggi gestito da una cooperativa di ispirazione cattolica) dopo 62 anni in città.

"A mia volta - così il sindaco - salutai le religiose con affetto. Ho cercato di far capire loro che non c’è niente di politico nella richiesta dell’Imu. Gli uffici e i legali ci indirizzano, l’esame dei numeri dice che la tassa è dovuta". Se il Comune non molla, non molla l’ente religioso. Il titolo all’esenzione basa su requisiti precisi: la natura "non commerciale" dell’ente, l’assenza di “ricavi” dall’attività, l’inclusività, rette “simboliche” di importo inferiore al costo medio standard per studente. "In questo senso - così dagli uffici dell’ente - vanno le motivazioni della sentenza di accoglimento del nostro ricorso relativo all’Imu 2015. Ne emerge come i requisiti per l’esenzione siano tutti rispettati. Ente non commerciale: l’atto costitutivo dell’ente prevede esplicitamente divieto di distribuzione di utili o avanzi di gestione, obbligo di reinvestire sull’attività o, in caso di scioglimento, di devolvere il patrimonio a analogo ente. Lo stesso dicasi per i requisiti di inclusività, l’applicazione della contrattazione collettiva, l’adeguatezza delle strutture, la pubblicità del bilancio". Le rette. "Parlano le cifre. Il bilancio 2015 della Scuola fu in perdita di quasi 48mila euro; le rette hanno coperto il 42,52% dei costi e non il 79,77% come sostenuto allora dal Comune; e la retta media degli alunni risultava al di sotto del costo medio per studente".

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