Pendolari Trenord
Pendolari Trenord

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Milano -  Gli è scaduto il green pass mentre era in servizio e a quel punto è stato invitato a tornare a casa: sospeso all’istante. La decisione dell’azienda, però, ha provocato la rivolta dei sindacati, che nel giro di poche ore dall’accaduto hanno scritto al Ministero del Lavoro e al Garante della Privacy per ottenere conferma dell’illegittimità della sospensione. L’azienda, da parte sua, si difende sottolineando come, in questi casi, non ci sia la possibilità di comportarsi diversamente, al di là di quanto preveda la norma. Nel mezzo, a farne le spese, i pendolari, che si sono visti cancellare il loro treno nonostante fosse già sul binario, nonostante ce l’avessero davanti agli occhi, nonostante alcuni di loro fossero già a bordo. Invece hanno dovuto aspettare quello successivo, che sarebbe partito da lì a un’ora. Sì, perché il lavoratore al quale è scaduto il green pass è un macchinista e l’azienda per la quale lavora è Trenord, società ferroviaria lombarda. Una volta sospeso il primo, Trenord ha rinunciato anche alla corsa. A mobilitarsi, allora, è stata la segreteria regionale dell’Orsa (Organizzazione sindacati autonomi e di base).

Tutto è accaduto mercoledì mattina. Il macchinista ha iniziato il turno alle 5 del mattino da Lecco. Prima di salire a bordo si è regolarmente sottoposto al controllo del green pass e il controllo ha dato esito positivo: green pass valido. Il macchinista ha quindi iniziato a guidare il convoglio lungo la direttrice Lecco-Milano e ritorno. Poco prima delle 11, però, è incappato nei controlli a campione organizzati da Trenord (anche) alla stazione milanese di Porta Garibaldi. E qui la sorpresa: green pass non più valido. In quelle 6 ore il certificato verde era di fatto scaduto. Si trattava, infatti, di una certificazione ottenuta attraverso il tampone, non dopo il doppio ciclo di vaccinazione. A quel punto il personale di Trenord incaricato di verificare il possesso e la validità del green pass ha fatto sapere al macchinista che non poteva risalire sul treno, che doveva concludere anzitempo il suo turno e ha inviato la segnalazione all’azienda. Il macchinista – secondo quanto racconta chi era presente – non l’ha presa bene e ci sono voluti parecchi minuti prima che si rassegnasse ad accettare l’allontanamento dal servizio. Nel frattempo il treno che avrebbe dovuto condurre da Porta Garibaldi, con partenza alle 11, fino a Lecco, è stato soppresso.

I pendolari hanno dovuto attendere il successivo. Ed è intervenuta l’Orsa: "La decisione di Trenord è contraria a quanto previsto nelle FAQ pubblicate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – attacca Adriano Coscia, segretario lombardo dell’Orsa –: al quesito 12 si afferma chiaramente che in casi come questi il lavoratore può e deve concludere il proprio turno. Conta che il green pass sia valido nel momento in cui il dipendente inizia a lavorare. Se è valido quando questo prende servizio, allora il turno può e deve essere portato a termine anche se il certificato nel frattempo va a scadere. Sottolineo che durante il controllo il macchinista, un lavoratore dal curriculum esemplare maturato in vent’anni di anzianità, è stato in grado di dimostrare che il suo green pass fosse valido quando ha preso servizio. Ma nonostante questo Trenord ha dato alle norme un’interpretazione impropria, causando pure la soppressione del treno con conseguente danno per i pendolari".

L’Orsa , come anticipato, ha scritto al Ministero del Lavoro e al Garante della Privacy per avere conferma dell’illegittimità della decisione di Trenord. E Trenord spiega che la modalità dei controlli a campione è una modalità obbligata per un’aziende di trasporto che, proprio in quanto tale, non può organizzare e gestire le verifiche sui propri dipendenti in un’unica sede, spiega, ancora, che le norme sulla privacy non consentono alle aziende né di sapere da quanto tempo sia scaduto un green pass né se sia stato controllato precedentemente, cioè quando il lavoratore inizia il proprio turno. Al tempo stesso Trenord precisa, però, di essere pronta a rivedere il verbale e la sanzione se le verifiche in corso dovessero confermare che il macchinista è riuscito a dimostrare la validità del suo green pass alle 5 di mercoledì mattina.