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26 apr 2022

Giustizia, cambio al vertice pure in Tribunale

Ai saluti il presidente Roberto Bichi, reggenza al giudice Fabio Roia. Il Csm potrebbe assegnare la poltrona non prima dell’autunno

Porte girevoli a Palazzo di Giustizia. Appena il tempo di presiedere all’insediamento del nuovo procuratore capo Marcello Viola, che è già ai saluti il presidente del tribunale Roberto Bichi, dimissionario da domenica prossima in leggero anticipo sulla pensione. A reggere le sorti dell’ufficio - che sovrintende al lavoro delle numerose sezioni penali e civili, circa 350 giudici in tutto - sarà da lunedì prossimo il “vicario“ Fabio Roia, capo della sezione autonoma misure di prevenzione, che per alcuni mesi assumerà le funzioni di presidente.

Il bando per l’assegnazione della poltrona lasciata libera da Bichi è già aperto e si chiuderà la prossima settimana, ma è di fatto impossibile che il Csm, l’organo di autogoverno delle toghe, possa provvedere prima dell’estate. Anche perché a luglio, salvo improbabili proroghe, l’attuale Csm terminerà la sua corsa e dovrà essere sostituito da uno nuovo di zecca, forse in base alle diverse regole elettorali che la ministra della Giustizia Marta Cartabia sta tentando di far varare dal Parlamento. Insomma, è prevedibile che la reggenza Roia possa durare fino all’autunno.

Classe ’52, toscano di Arezzo con laurea a Firenze, Bichi entrò in magistratura nel ’78 e ha svolto le funzioni di giudice penale anche a Milano fino all’89. Poi è passto al civile come giudice del tribunale e della corte d’appello, prima di dirigere la terza e quindi la prima civile (tutela dei diritti della persona, responsabilità professionale, procedimenti richiedenti asilo). Presidente vicario dal 2011, nel settembre 2015 il Csm lo nominò successore della prima donna alla guida del tribunale milanese Livia Pomodoro, di cui Bichi era stato il braccio destro a livello organizzativo.

Anni non semplici quelli a seguire, cominciati in modo tragico già durante la “reggenza“ Bichi, quando nell’aprile 2015 l’imprenditore fallito Claudio Giardiello fece fuoco nell’aula di un processo che lo vedeva imputato uccidendo due persone tra cui il suo ex avvocato e il giudice di tribunale Fernando Ciampi. Di complicata gestione, naturalmente, anche i due anni finali di pandemia a partire dalla primavera del 2020 nel corso dei quali, per lo meno, si è compiuta anche un’inevitabile accelerazione nell’introduzione degli strumenti digitali sia nel lavoro dei giudici che in quello del personale amministrativo del PalaGiustizia.

A svolgere le funzioni di presidente da lunedì sarà, dunque, l’attuale vicario Roia. In magiostratura dall’86, lunga esperienza da pm spesa nel contrasto ai reati contre donne e minori, Roia, 61 anni, è passato poi ad occuparsi delle stesse materie anche come presidente di sezione penale, prima di approdare alla sezione autonoma misure di prevenzione. A lungo tra gli esponenti di spicco di Unicost, il correntone di centro del sindacato delle toghe in epoca pre-Palamara, tra il 2006 e il 2010 è stato membro del Csm per una consigliatura.

Roia ovviamente è uno dei favoriti per la corsa alla successione di Bichi, anche perché - dopo le nomine dei nuovi capi di Procura generale e Procura toccate entrambe a magistrati provenienti da altri distretti di corte d’appello - stavolta la carica di vertice potrebbe essere affidata a un “milanese“. In questo caso, e a bando ancora aperto, sono già in gara anche Ezia Maccora, attuale presidente aggiunto dei gip e Giovanna Di Rosa, da tempo presidente del tribunale di sorveglianza.

Mario Consani

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