Concerti a San Siro, parla l’esperto di acustica: “Limiti massimi superati e deroghe ogni tre giorni. Serve un compromesso”

Giovanni Zambon (Bicocca): allo stadio come nei cantieri, ma vanno presi accorgimenti. Ristrutturare l’impianto ha senso, ma pensando anche al rumore

Giovanni Zambon docente di acustica ambientale all’università Milano-Bicocca

Giovanni Zambon docente di acustica ambientale all’università Milano-Bicocca

Milano – “Giusto non dovere limitare attività importanti, che caratterizzano una città come Milano per la sua modernità, disponibilità di spazi e attrattività. È impensabile vietare partite e concerti, come i cantieri, per il rumore. Ma non sarebbe corretto, allo stesso tempo, pensare che si possa far tutto, chiedendo un sacrificio solo a chi abita lì intorno". Giovanni Zambon è esperto di acustica ambientale e docente di Fisica applicata all’università di Milano-Bicocca. "Esiste una classificazione acustica – spiega – a Milano è in vigore dal 2012: la città è stata divisa per aree più o meno omogenee a seconda dei limiti massimi di rumore".

A San Siro come siamo messi?

"È prevista una delle classi più alte. Non era possibile attribuire la sesta, la massima, riferita ai siti industriali, ma siamo appena prima, alla quinta: aree a prevalenza ’industriale’. Chi ha redatto il piano ha capito che c’era una sorgente particolare, che avrebbe dato disturbo".

Lo stadio. Ma cosa vuol dire?

"Che in quell’area sono ammessi certi limiti: 70 dBA (scala di decibel utilizzata per misurare i livelli di pressione sonora, ndr) di giorno e 60 dBA di notte. L’area era già critica nel 2012. Durante gli eventi le sorgenti di rumore superano “tranquillamente“ i limiti previsti anche per queste classi piuttosto alte".

Di quanto?

"Fino a 80 decibel in alcune occasioni. Oltre a questo valore assoluto c’è un’indicazione, il criterio differenziale, che “penalizza” queste aree: il rumore misurato in presenza e in assenza di una specifica sorgente (partita o concerto) non deve superare 5 decibel di giorno e 3 di notte".

Che si fa quindi?

"La normativa prevede deroghe a questi limiti per eventi temporanei, come per i cantieri, che prima di iniziare l’attività presentano domanda di deroga indicando gli accorgimenti che si intendono adottare, orari, macchinari. Vale anche per San Siro".

C’è un numero massimo di deroghe?

"È a discrezione del Comune. Una volta parlavamo di 6, 9, 12 volte e non di 29. Che credo saranno concentrate in tre mesi: un concerto ogni due/tre giorni nell’area (tra stadio, ippodromo e La Maura, ndr). Sono un tifoso, mi piace la musica, ma mi immedesimo in chi abita lì".

Serve un compromesso .

"L’idea è trovare un numero congruo e ragionevole di eventi. Anche perché al rumore va aggiunto il traffico indotto".

Com’è l’“acustica” di San Siro, al netto degli eventi?

"Il rumore si concentra attorno alle arterie centrali; le vie accanto, in classe terza, sono silenziose. Qui non arriva il rumore del traffico, ma quello dello stadio sì, perché è più forte e si attenua con elevate distanze".

Si può trovare una soluzione tecnica?

"Quando si studia la coreografia di un concerto possono essere presi degli accorgimenti rispetto alla posizione della sorgente. Ci possono essere poi soluzioni futuristiche, a maggior ragione inserendoci nel dibattito di una ristrutturazione o ricollocazione dello stadio. Un’area meno urbanizzata potrebbe essere un’idea abbastanza intelligente, creando meno disagi, ma vuol dire perdere introiti economici e l’attrattività della città. Ristrutturare non sarebbe un’idea malvagia, ma facciamolo anche pensando al rumore".

Come?

"A partire dai materiali, in questo caso fonoisolanti. E ci sono strutture incredibili che abbiamo visto anche ai Mondiali del Qatar che si aprono e si chiudono in modo velocissimo. E poi servirebbero più strade interrate e parcheggi interrati. Costa? Sì, e richiede tempo, ma ci sono già situazioni che ci dicono che funziona: ricordate il rumore delle ex Varesine, dove ora sorge Gae Aulenti?".

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