La fuga e i ritorni: 5mila giovani milanesi all’estero per studio e lavoro. E’ Sos culle vuote

Squilibri compensati dagli arrivi. La fotografia attraverso i dati Inps Il demografo: diga contro lo spopolamento, investire sugli under 40

Sempre più giovani scelgono di lasciare Milano

Sempre più giovani scelgono di lasciare Milano

Milano, 22 gennaio 2024 –  Un esercito di giovani, fra 18 e 39 anni, ogni anno lascia la Città metropolitana di Milano per andare all’estero, per studio o per lavoro. Il crollo delle nascite , nel rapporto con i decessi, fa registrare l’impressionante saldo negativo di circa 10mila persone. Dati che spiccano nel confronto con il 2011, poco più di dieci anni fa, quando si registrava un saldo negativo di “sole“ 515 persone, con una bilancia quasi in pari: 28.474 nati e 28.989 morti. Squilibri cresciuti anno dopo anno fino ad arrivare nel 2020, per effetto della pandemia, al record di 41.281 decessi, circa 10mila in più rispetto alla media, e a fronte di appena 23.254 nascite nella Città metropolitana un saldo negativo di 18.027 persone.

La situazione, pur allarmante, è migliorata negli anni successivi, quando il numero dei decessi è tornato ai livelli pre-Covid. La perdita di popolazione è però compensata dall’arrivo sul territorio di un flusso costante di stranieri (19.394 nel 2021) e di persone provenienti da altre zone d’Italia che consente di evitare lo spopolamento.

Una fotografia di Milano sotto l’aspetto demografico scattata dall’ultimo rendiconto sociale Inps della Direzione di coordinamento metropolitano di Milano che verrà presentato oggi a Milano alla presenza, tra gli altri, del sindaco Giuseppe Sala. E il fattore demografico si ripercuote anche sul mondo del lavoro, con la carenza di manodopera più o meno qualificata in un quadro di generale buona salute dell’occupazione sul territorio.

"In merito all’andamento del mercato del lavoro, nel 2022, se da un lato si conferma la risalita degli occupati, con un saldo positivo, tra avviati e cessati, pari a 56.357 – osserva Claudio Mor (Uil), presidente del Comitato provinciale Inps Milano – dall’altro si osserva l’incremento delle domande di disoccupazione, 24.5072 nel 2022, cosa che ci fa dire che l’incremento riguarda rapporti di lavoro precario con contratti a termine. Analizzando il dato di occupazione per genere, giovani e donne, si evidenzia il basso tasso di occupazione dei giovani nella fascia 15-24 e le differenze di genere a scapito del mondo femminile sia in termini di occupazione, salariale che pensionistico". Mor esprime inoltre "preoccupazione sulla carenza di organico" dell’Inps, anche perché "nonostante negli ultimi anni sia stato inserito nuovo personale il 50% lascia nei primi tre anni".

Guardando i dati sui milanesi che se ne vanno, emerge un flusso continuo, senza un’inversione di tendenza negli ultimi 10 anni. Nel 2012 gli emigrati erano 5.696. Nel 2021 sono stati di poco inferiori, 5.314, tra cui 2896 nella fascia d’età fra 18 e 39 anni. Negli anni successivi la fuga non si è arrestata, rimanendo più o meno sugli stessi livelli. E gli arrivi per ora compensano le uscite: tra il 2011 e il 2023, la popolazione è aumentata del 7,5%.

"L’Italia ha perso da tempo la capacità di crescere a causa della progressiva erosione della popolazione giovane – spiega Alessandro Rosina, professore di Demografia all’Università Cattolica – e in questo quadro di debolezza del sistema Paese Milano vede crescere la sua capacità attrattiva. Il problema è che non basta attrarre con opportunità di studio e lavoro, se non si offre la possibilità di creare un progetto di vita solido ai giovani adulti, nella fascia d’età 25-39 anni, come avviene in altre metropoli europee. Milano in questo momento storico può fare da diga, frenando in parte le partenze di giovani verso l’estero, ma servono politiche efficaci per le famiglie". Intanto l’invecchiamento della popolazione fa sentire i suoi effetti sulle pensioni e sul sistema del welfare, con l’aumento di una fascia di popolazione anziana e fragile da supportare, e sul mondo del lavoro privato di risorse

. "In questo quadro – sottolinea Rosina – bisognerebbe agire con più forza per l’inserimento dei Neet, che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in percorsi di formazione, sfruttando potenzialità inespresse".

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