Povertà infantile in città: quei sei ragazzi su dieci che non si curano i denti

I dati degli odontoiatri della Statale su un progetto con Fondazione Cariplo "Visitiamo gratis e accompagniamo ai servizi famiglie in difficoltà". Lo screening generale dei 13-25 enni, dal sovrappeso al papilloma virus.

Il 23% degli studenti milanesi tra i 13 e i 15 anni usa la sigaretta elettronica

Il 23% degli studenti milanesi tra i 13 e i 15 anni usa la sigaretta elettronica

Il 33% è in sovrappeso od obeso - uno su tre -, solo l’8% fa più di tre ore di attività fisica a settimana, l’80% delle loro famiglie acquista spesso dolci e bibite zuccherate. Il 71% ha bisogno di cure odontoiatriche e per il 40% sono urgenti, hanno carie o addirittura ascessi, ma il 59% non porta avanti il percorso terapeutico che viene proposto. Dipingono un "allarme", spiega la professoressa Claudia Dellavia, i dati preliminari raccolti dalla facoltà di Medicina della Statale tra circa trecento giovani milanesi in collaborazione col programma QuBì di Fondazione Cariplo, illustrati ieri alla presentazione del progetto “StaiSano!“ Dati che riguardano giovani in difficoltà economiche e sociali: QuBì è un programma contro la povertà infantile articolato in 23 reti e 25 quartieri di Milano. Il progetto “Per il sorriso dei bambini“ da un anno e mezzo ingaggia docenti e studenti in screening presso le stazioni del metrò lilla, ma prevede, spiega Dellavia, "anche una presa in carico: aiutiamo le famiglie a prendere appuntamento presso le strutture odontoiatriche sul territorio, richiamiamo per verificare se l’hanno fatto". E sei su 10, quasi 180 ragazzi, non si sono curati i denti, per ragioni quindi non solo economiche: "Spesso realtà culturalmente lontane fatìcano a comprendere la gravità della situazione. Per questo vogliamo coinvolgere colleghi della Scuola di mediazione linguistica e culturale".

Anche al di là di questo spaccato più estremo, il check-up dei giovani milanesi che emerge da altri dati raccolti dalla Statale (in linea con le ricerche nazionali) vede ad esempio, e nonostante esista un vaccino offerto dagli 11 anni (fino ai 18 per i ragazzi, fino ai 28 per le ragazze), il 13% dei maschi e il 30% delle femmine positivi all’Hpv (papilloma virus) genitale, il 16 e il 19% all’Hpv anale, il 6 e il 20% all’Hpv orale e un aumento tra i giovani dei tumori orofaringei che esso può provocare. Quasi un terzo della popolazione 13-25 (il 30%) è affetto da miopia, il 12% ha problemi d’udito e si prevede che tali percentuali sarano salite al 50 e al 56% nel 2050. Il 13% ha forme di dipendenza da internet, social media o videogiochi; il 37% dei 15-16 enni fuma e anche se il tabagismo tra i giovani è in diminuzione "lo stesso non si può dire per le dipendenze da altre sostanze", sottolinea l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso.

E aggiunge: "Noi lavoriamo su dati scientifici ed è una certezza che tra quindici, vent’anni con l’aumento dell’aspettativa di vita ma anche delle cronicità, dunque della spesa sanitaria, e un impatto demografico negativo il sistema non sarà più in grado di sostenere le richieste della cittadinanza. Inoltre, che senso ha vivere fino a cent’anni se dobbiamo trascorrere gli ultimi 30 allettati in una struttura? “Prevenire è meglio che curare” per noi diventa così un imperativo; ben vengano le polemiche, siamo in democrazia, ma chi ha la responsabilità di governare deve guardare più lontano". E torna sulla tessera sanitaria "a punti", che "non è stata ancora compresa. Il tavolo scientifico è al lavoro, prima dell’estate avremo un progetto concreto. Se sarà condiviso, andremo avanti".

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