Geas Sesto, la polisportiva festeggia 70 anni di storia: da Mabel Bocchi a Ivano Brugnetti, quanti campioni (e non) all’ombra delle fabbriche

Nata da un gruppo di amici per organizzare gite popolari sulla neve, la società rossonera ha conquistato la vetta mondiale in quasi tutte le discipline

La prima squadra del Geas Basket, Mabel Bocchi e il registro delle riunioni

La prima squadra del Geas Basket, Mabel Bocchi e il registro delle riunioni

“Sport per tutti e per tutte le età”. Con questo slogan, esattamente 70 anni fa, nasceva la Polisportiva Geas. Nasceva da un gruppo di ragazzi, che si ritrovavano al circolo NuovoSesto di viale Marelli: oggi lì c’è un bar e, sotto, esiste ancora la stessa sede rossonera. Questo gruppo di amici, attorno a un tavolo, decise di far nascere il gruppo escursionistico alpini. Dovevano organizzare qualche gita fuori porta, per lo più in montagna. Diedero inizio alla più grande realtà sportiva d’Italia – e forse non solo – che negli anni Settanta ha vinto tutto, in ogni disciplina, e ancora nei decenni dopo ha visto un oro olimpico (Ivano Brugnetti nella 20 chilometri di marcia ad Atene 2004), una marea di titoli italiani, il Geas Basket tornare e restare in serie A. “La sera in cui fondammo il Geas, il 5 marzo 1954, ci riunimmo al Circolo Nuovo Sesto in una ventina. Eravamo tutti ragazzi tra i 18 e i 20 anni. Volevamo portare tutti sulla neve, perché fino ad allora lo sci era riservato alle élite, ai ricchi. Noi invece organizzavamo gite popolari: 700 o 900 lire e 150 per i soci, pranzo al sacco e sci acquistati dalla società di seconda mano”, raccontava Salvatore “Tore” Montella, fondatore, primo presidente, una carriera nella Federazione Nazionale di Nuoto fino alla carica di presidente onorario lui che aveva iniziato a nuotare nei canali, mentre faceva il pugile. “Eravamo dei pazzi. Volevamo che lo sport fosse a portata di tutti. Allora andammo dall’allora sindaco Abramo Oldrini con un progetto per costruire una piscina. Lui fu più pazzo di noi, perché ci disse di sì”. Era il 1954 e la città si trovava alle prese con le scuole da rifare, le case da tirare su velocemente per i primi arrivi di massa di chi cercava lavoro nelle fabbriche della Stalingrado d’Italia. “C’erano da rifare le fogne, dare servizi, ma noi credevamo che Sesto avesse bisogno anche di una piscina”. Quando nel 1956 venne inaugurata, la “Carmen Longo” era uno degli impianti più all’avanguardia della Lombardia e d’Italia. “Per anni gli spogliatoi femminili sono stati più piccoli: all’epoca c’erano meno donne che nuotavano”, ricordava Montella. Che allenò Laura Podestà, che arrivò alle Olipiadi di Monaco nel 1972 dopo aver vinto i Giochi del Mediterraneo strappando il record sui 100 stile alla star Novella Calligaris. Il fratello Guido, che poi sarebbe diventato presidente della Provincia di Milano, giocava invece a pallanuoto. Tore Montella è morto nel settembre 202 con 7 Olimpiadi all’attivo, la prima a Città del Messico nel 1968. È morto prima di vedere la trasformazione della “sua” “Carmen Longo” in un lido estivo commerciale. Ma è scomparso con la consapevolezza di aver fatto del Geas un unicum con 13 sezioni all’attivo – oggi calate di numero – tre impianti natatori, un campo di atletica e un altro inaugurato negli anni Ottanta in via Manin con tanto di stella del Coni per la bellezza della struttura, oggi riconvertito in centro polisportivo con la ginnastica artistica, il rugby e altre discipline.

E poi quel Geas Basket che fin dal 1955 è sempre stato la punta di diamante. Con la divina Mabel Bocchi, con “i papà che venivano a vedere cosa accadeva in palestra perché non era così frequente avere squadre femminili”, confessò Montella. Otto scudetti di fila, la Coppa Italia e la Coppa delle Coppe, perdendo di un solo punto nel doppio incontro finale contro lo Spartak di Leningrado. La Coppa Campioni a Nizza con centinaia di tifosi che seguono le rossonere sui pullman in trasferta, numeri da record per uno sport femminile degli anni Settanta. “Appena l’arbitro fischiò la fine dell’incontro che avevamo vinto 74-66 contro lo Spartak di Praga, conquistando la Coppa europea, primi tra le squadre occidentali, ci scatenammo con i 300 sestesi arrivati fin lì. Io personalmente piangevo – ricorda Carletto Vignati, storico presidente -. C’è chi disse che il palazzetto di Nizza sembrava l’Itis di Sesto”. Nel decennio successivo l’altalena tra A1 e A2 e ora, da anni, ancora al vertice, sempre con Carletto presente a ogni partita. La scuola sestese di marcia – Fabio Ducceschi, Alessandro Gandellini e Ivano “Ivo” Brugnetti – con la storica competizione del Primo Maggio. E con Antonio La Torre che dal campo in carbonella sestese da fine settembre 2018 è il direttore tecnico Fidal, con un successo esploso alle ultime Olimpiadi di Tokyo di 3 anni fa. Ma ancora il ghiaccio con Barbara Fusarpoli, la Coppa Italia della squadra di calcio femminile, i corsi per i master nel segno di quello slogan che doveva portare lo sport “per tutti e per tutte le età”. “Settant’anni di passione sportiva e di impegno sociale”, dice Loredana Pastorino, alla guida della polisportiva dopo la decennale – e indimenticabile - presidenza di Beppe Carrà, dell’ex sindaco Giorgio Oldrini e del campione di pattinaggio sul ghiaccio Antonio Nitto.

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