Milano, 15 novembre 2018 - Il kamikaze e gli altri maraneros finiscono in carcere l’8 ottobre 2013. Quel giorno, la polizia assesta un colpo durissimo alla Mara Salvatrucha, la potentissima banda di latinos d’importazione centroamericana che aveva preso piede pure all’ombra della Madonnina: in 25 vengono arrestati con l’accusa di aver preso parte a un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una lunga serie di reati. Un blitz che di fatto azzera l’intera catena gerarchica della gang Ms-13 in versione milanese, svelando riti d’iniziazione e meccanismi interni.

Tutto finito? No, perché, come in tante altre realtà criminali, capita che nuove leve di ragazzi cerchino di colmare il vuoto imitando i predecessori, affascinati dal mito della pandilla e dalla possibilità di dominare il territorio facendo leva sulla ferocia del branco. Un identikit che, stando all’ultima indagine della Squadra mobile, ben si attaglia ai profili dei salvadoregni Jose Isabel Mendez Duran detto Psyco ed Ellas Ernesto Avalos Cabrera alias Malia, a tutti gli effetti «affiliati alla Ms-13»: il gergo era quello della Mara, così come i luoghi di ritrovo e l’abitudine di andare sempre in giro con le lame. Soldati in erba. Pericolosi non tanto per la capacità di gestire attività illecite quanto per l’assenza di scrupoli nel compiere atti violenti senza un perché. La dimostrazione arriva dall’aggressione compiuta all’alba del 3 giugno scorso, all’uscita dalla discoteca Spazio 25 di via Toffetti: calci e pugni su un 17enne a terra (che chiameremo Oscar), poi quattro colpi di punteruolo alla schiena. Ieri gli investigatori della sezione «Criminalità straniera» della Mobile, coordinati dal dirigente Lorenzo Bucossi e dal funzionario Vittorio La Torre, hanno chiuso il cerchio: il 26enne Cabrera, che avrebbe sferrato le coltellare, dovrà rispondere di tentato omicidio; il 38enne Duran, il 24enne honduregno Daniel Alejandro Mayorga Bonilla alias Catracho e il 20enne salvadoregno William Alfredo Campos Ronquillo detto Blanco (gli ultimi due sono ritenuti «fiancheggiatori» della gang) sono accusati di rissa aggravata.

Ecco i fatti, riportati nell’ordinanza emessa dal gip Alessandra Simion su richiesta del pm Maria Letizia Mocciaro. Tutto nasce all’interno del locale ex Besito, a Porto di Mare. Una banale discussione in pista forse scatenata da un apprezzamento di troppo a una ragazza, sembra finita lì. Una volta fuori, alle 5, le due comitive si ritrovano: quella di Psyco e Malia da una parte, quella di Oscar (che non risulta gravitare nel mondo delle bande) dall’altra. Il primo a essere aggredito è un amico del 17enne, che riesce a scappare. Poi tocca a Oscar: «Un giovane del gruppo dei dieci – racconterà ai poliziotti – si è avvicinato a me e mi ha chiesto qual era il mio problema. Io gli ho chiesto quale era il suo di problema. Immediatamente mi ha sferrato un pugno sul volto: io ho reagito e l’ho fatto cadere per terra». Oscar e Mendez Duran lottano sull’asfalto: «Tre suoi amici sono intervenuti e si sono scagliati contro di me, aggredendomi con calci e pugni in varie parti del corpo e in particolare sul volto. Durante la colluttazione, ho sentito anche dei colpi alla schiena che potevano essere stati cagionati da qualche oggetto appuntito, ma dato che avevo bevuto tanto li ho sentiti in maniera lieve». Sono fendenti: uno perforerà il polmone, mettendo a serio rischio la vita del 17enne, poi dimesso con 30 giorni di prognosi. Le indagini partono dall’analisi dei filmati di due telecamere all’angolo con via Gaggia: una in particolare ha immortalato i quattro aggressori. Il resto lo fanno le testimonianze dei presenti, che parlano di ragazzi arrivati dalla provincia di Varese (due dal capoluogo e due da Busto Arsizio) e descrivono l’agguato con dovizia di particolari. I sospettati si sentono braccati: «Stavo pensando di venirti a trovare... perché la situazione è nera...», dice uno alla sorella. Cambio di programma: tutti a San Vittore.