NICOLA PALMA
Cronaca

Galleria e negozi storici, altro stop per il Comune. Dopo Grimoldi, vince anche Cielo

Nel 2021 Palazzo Marino ha negato alla gioielleria il rinnovo della concessione sotto i portici di piazza Duomo. Ora il Tar ha annullato i provvedimenti

Galleria, altro stop per il Comune. Dopo Grimoldi, vince anche Cielo: "Attività storica da più di 50 anni"

Galleria, altro stop per il Comune. Dopo Grimoldi, vince anche Cielo: "Attività storica da più di 50 anni"

Milano – Nel giorno in cui il sindaco Giuseppe Sala ha dato conto del sensibile incremento degli introiti da affitti in Galleria (dai 30 milioni del 2017 ai quasi 70 di oggi), il Comune ha incassato un’altra sentenza sfavorevole sul fronte delle concessioni riservate ai negozi storici del Salotto. Il Tar ha accolto il ricorso dei titolari di Cielo, la gioielleria sotto i portici settentrionali di piazza Duomo che nella primavera del 2021 si è vista negare il rinnovo automatico della convenzione.

Si tratta del secondo stop consecutivo per Palazzo Marino dopo la doppia vittoria in primo e in secondo grado di Grimoldi, negozio a sua volta escluso nel 2020 dall’elenco degli esercizi commerciali meritevoli di prolungamento dell’accordo senza gara pubblica che comprende Noli, Cadè, Bar Marino, Ruggeri, Verga, Haeres Equita, Mejana, Biffi e Spagnoli.

La ricostruzione delle puntate precedenti ci riporta al 26 luglio 2019, quando la Giunta Sala vara una delibera che fissa paletti più stringenti per la deroga al bando. Il primo parametro da rispettare si concentra sulla "affidabilità del concessionario". Il secondo gruppo di regole concerne i tre "requisiti A", due dei quali vanno obbligatoriamente posseduti: riconoscimento del titolo di bottega storica da parte del Comune; valore identitario del marchio da almeno 50 anni; valore identitario dell’esercizio per lo stesso periodo di tempo "rispetto alla particolare clientela ospitata".

Nel 2021, a valle del procedimento innescato dalla richiesta di rinnovo inoltrata da Cielo il 4 novembre 2019 (a sette mesi dalla scadenza del contratto firmato nel 2011), l’amministrazione nega il prolungamento. Il motivo? L’insegna Cielo è presente in piazza Duomo 19 solo dal 21 novembre 2014, quando ha rilevato – mediante fusione per incorporazione – la gioielleria Archenti. È vero, aggiungono dal Comune, che nel 1988 è stata compiuta la stessa operazione al civico 21 con la gioielleria Bernasconi, ma è altrettanto vero che si tratta di locali diversi e che in ogni caso non è passato mezzo secolo. È proprio su questo punto che si concentra il ricorso dei legali di Cielo, che sostengono che il primo e il terzo dei "requisiti A" non si focalizzano sull’identità soggettiva del concessionario, bensì "sul valore identitario dell’attività concretamente svolta nell’immobile". Una tesi accolta dai giudici, secondo i quali Palazzo Marino avrebbe sbagliato a escludere "il “valore identitario dell’esercizio” sul mero assunto che la società Cielo è presente in Galleria solo a partire dal 1988 e sul presupposto che la volontà espressa" nel 2019 "fosse quella di “di ritenere che l’identità di marchio debba essere continua per 50 anni”, quando invece il segno distintivo del marchio rileva solo per il criterio A.2".

Un errore che ha indotto il Comune a non valutare "le iniziative assunte dall’esercizio per valorizzare il complesso monumentale della Galleria", né a motivare "se l’attività di gioielleria, oreficeria e orologeria sia stata percepita dalla clientela per almeno un cinquantennio quale elemento pregnante della vita culturale della Galleria stessa". Conclusione: tutto da rifare.