"Che schifo, è birra artigianale...", la battuta nella fiction Rai è assolta

Dialogo di "Tutto può succedere" nel mirino di una sigla di categoria. I giudici: opera di fantasia, nessun danno

Pietro Sermonti e Alessandro Tiberi

Pietro Sermonti e Alessandro Tiberi

Milano, 17 febbraio 2023 -  "Questa birra non vale quello che costa... assaggiala, dimmi se è potabile questa bevanda...". "Fa schifo". "Ah, fa schifo". "C., mo gli ho promesso un po’ di ordini a Loris... prima faceva tutte birre normali, poi si è buttato sulle birre artigianali". Frasi estratte da un dialogo del nono episodio della seconda stagione di "Tutto può succedere", trasmesso su Rai Uno il primo giugno 2017 (3,87 milioni di telespettatori per il 19% di share). Stiamo parlando della serie tv andata in onda tra il 2015 e il 2018: 42 puntate incentrate sulle vicissitudini della famiglia Ferraro. Nella conversazione che abbiamo riportato parola per parola, i fratelli Alessandro e Carlo (rispettivamente interpretati da Pietro Sermonti e Alessandro Tiberi) parlano di una nuova birra acquistata per il locale "Ground Control". Una scena come tante, direte voi.

Una scena che, però, non è andata giù all’Associazione Unionbirrai, con sede in piazza Caiazzo, che ha come mission "la promozione, la valorizzazione e la rappresentanza dei piccoli birrifici indipendenti italiani": gli 800 soci si sono sentiti evidentemente tirati in ballo in prima persona, se è vero che hanno fatto causa alla tv di Stato per chiedere i danni. In particolare, i legali della sigla di categoria hanno sostenuto che "le espressioni utilizzate avevano contenuto diffamatorio fondato sulla inveritiera rappresentazione della scarsa qualità della birra artigianale e sull’uso di espressioni eccedenti il limite della continenza formale; da ciò "sarebbe derivato un danno alla reputazione professionale e commerciale dei numerosi piccoli birrifici rappresentati dall’associazione". In primo grado, il giudice di pace ha dato ragione ai produttori di "bionde", ravvisando gli estremi dell’illecito diffamatorio e accordando una somma di tremila euro come risarcimento danni. In Appello, il Tribunale ha ribaltato il verdetto, affermando che "il dialogo oggetto di contestazione appartiene a un’opera creativa e non costituisce espressione del diritto di cronaca, per il quale sono applicabili i criteri della verità anche putativa dei fatti, della continenza formale e della pertinenza, cioè dell’interesse pubblico alla notizia". Tradotto: "Essendo la fiction un’opera di fantasia, ad essa sono analogicamente applicabili i criteri giurisprudenziali elaborati in materia di opere letterarie".

Ora la Cassazione ha definitivamente chiuso il contenzioso legale, respingendo l’ultimo ricorso di Unionbirrai contro la Rai: "Le affermazioni della fiction – la motivazione – sono inserite in un’opera di fantasia e sono, nella specie, peraltro, strumentali alla rappresentazione dell’incapacità di uno dei protagonisti della gestione appena intrapresa dell’attività commerciale, la cui labilità e genericità è incompatibile con la portata diffamatoria lamentata dall’associazione".