"I parenti dei degenti al Pio Albergo Trivulzio non possono vederli, nemmeno attraverso un vetro, perché la direzione ha rifiutato la loro richiesta". Lo denuncia Alessandro Azzoni, portavoce del Comitato Verità e Giustizia per le vittime del Trivulzio. "Da troppo tempo, ormai, gli anziani soffrono senza nemmeno il conforto degli sguardi e dei sorrisi dei loro...

"I parenti dei degenti al Pio Albergo Trivulzio non possono vederli, nemmeno attraverso un vetro, perché la direzione ha rifiutato la loro richiesta". Lo denuncia Alessandro Azzoni, portavoce del Comitato Verità e Giustizia per le vittime del Trivulzio. "Da troppo tempo, ormai, gli anziani soffrono senza nemmeno il conforto degli sguardi e dei sorrisi dei loro familiari. Per questo motivo, come Comitato, abbiamo chiesto alla direzione del Pio Albergo Trivulzio di approntare misure di sicurezza per consentire agli ospiti di vedere i propri parenti almeno attraverso un vetro, come avviene nelle Rsa e negli ospedali di tutto il mondo", spiega. Dopo le vicende di questi mesi legate al coronavirus, "tutti gli anziani sono traumatizzati e disorientati. Combattere la loro solitudine dovrebbe essere un dovere e una preoccupazione primaria da parte di una Residenza Sanitaria Assistenziale, che ha il compito di assicurare il benessere fisico e psicologico dei degenti. La risposta negativa del Pat, dietro la freddezza del linguaggio burocratico, esprime disinteresse e insensibilità: una mancanza di pietas, che non riusciamo ad accettare", aggiunge. L’istituto milanese per ora preferisce attendere prima di riaprire. "Per ciò che riguarda gli accessi, va constatato come con il decreto del presidente del Consiglio dei Ministri del 17 maggio 2020 sia espressamente previsto che l’accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalità e lungo-degenza, residenze sanitarie assistite, hospice, strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, è limitata ai solo casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura". Anche alla luce dei possibili scenari descritti dalla task force dedicata all’emergenza di Regione Lombardia - si legge ancora - non si ritiene opportuna ad oggi la riapertura ai familiari".