Misure di sicurezza in chiesa
Misure di sicurezza in chiesa

Milano, 25 maggio 2020 - Come allo stadio . O a teatro. Nel ruolo di steward e maschere ci sono i parrocchiani. "Esperimento riuscito", dirà don Mario Longo al termine della prima messa domenicale con il “semaforo“ acceso dopo lo stop ai fedeli per coronavirus. La parrocchia della Santissima Trinità, in zona Paolo Sarpi - la Chinatown milanese - riapre ai fedeli con un sistema di distanziamento sociale e analisi dei flussi a cui sta strizzando l’occhio tutto il mondo. Lo ha brevettato l ’azienda milanese TCommunication ed è nato "mentre i miei figli giocavano a Twister, in una cameretta disordinata", rivelerà Fabrizio Rametto, ceo e ideatore di Safety Pois al termine della messa delle 10,30. C’era anche lui, ieri mattina, per osservare di persona il test. In chiesa si entra da tre ingressi, contrassegnati da colori diversi: porpora (rosso), oro (giallo) e verde per adeguare le “luci“ del semaforo al contesto religioso. I fedeli entrano scaglionati e contati: saranno 160 all’inizio della cerimonia più frequentata della domenica.

All’interno della chiesa, da ogni settore, si segue il percorso segnalato dai pois sul pavimento fino ad arrivare alla panca: sulla seduta è indicato, in piccolo, lo stesso pois "realizzato con una caratterizzazione un po’ barocca perché non stonasse" fa notare Rametto. "Il sistema Safety Pois - il semaforo comportamentale - consente di monitorare i flussi con un conta-persona e di mantenere le distanze sociali con delle misurazioni visive: i pois. Come il tachimetro misura la velocità, così i colori danno la distanza". Lo stesso percorso guida i fedeli all’uscita, "senza possibilità di incrociarsi", sottolinea Rametto. Poche ore dopo anche Dubai - dopo altri Paesi di mezzo mondo - prenderà contatti con questa startup milanese, nata da un ramo d’azienda, che "in 25 giorni di commercializzazione ha già servito 6mila attività". Ci sono colossi, come Versace, e musei come la Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma. Il parroco è soddisfatto: "Cercavo una soluzione per la sicurezza, non invasiva" spiega don Mario Longo, 73 anni, impegnato già sul fronte oratorio feriale: "Non mi faccia parlare – dice tradendo un po’ di rabbia – ho un progetto pronto, ma servono regole chiare. Abbiamo spazi ed educatori adulti per strutturarci in “famiglie“ invece delle squadre: non potremo accoglierne 200 come l’anno scorso, 30-40 sì garantendo ingressi separati, sanificazione e un braccialetto che per 21 giorni registra i contatti in oratorio".