Una bambina
Una bambina

Milano, 14 gennaio 2020 -  La lettera è firmata da 64 famiglie accomunate dall’avere un figlio affetto da disabilità grave o gravissima del quale prendersi cura. Destinatari: Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, Stefano Bolognini, assessore regionale con delega alla Disabilità, e tutto il Consiglio regionale. Al centro della lettera c’è, infatti, la delibera con la quale la Regione, il 23 dicembre, ha approvato la ripartizione del Fondo nazionale per le non autosufficienze. Lo stanziamento complessivo è aumentato: il Governo ha assicurato 90 milioni di euro per il 2020 e altrettanti per il 2021 a fronte dei 70 milioni dell’anno scorso. E la Regione ha riservato alla disabilità grave e gravissima 10 milioni, 4 in più del 2019.

Ma a cambiare sono stati anche i requisiti attraverso i quali stabilire quali famiglie hanno diritto agli assegni per l’assistenza prestata ai figli e quali no. A cambiarli è stato il Governo col risultato di ampliare la platea dei beneficiari: in Lombardia si è passati dai 2.400 aventi diritto del 2013 ai 9.200 di oggi. A questo punto la Regione, all’interno dello spazio di manovra concesso dalle norme statali, ha ricalibrato gli importi per le famiglie. Da qui la protesta di mamme e papà: "Tutte le modifiche approvate nella nuova delibera regionale sono peggiorative: inaccettabile se si considera che i fondi sono aumentati e la riformulazione dei criteri mirava a potenziare il sostegno alle famiglie". A foraggiare il malcontento è la recidività del caso.

Nel dettaglio , l’assegno mensile garantito dalla Regione al caregiver era pari a 1.000 euro nel 2018, è sceso a 600 euro nel 2019 e scenderà a 400 euro nel 2020. Il “caregiver“ è chi si prende cura del disabile e nella stragrande maggioranza dei casi coincide con la mamma o il papà dello stesso. "Il riconoscimento di 400 euro al mese a chi si prende cura di un famigliare con disabilità gravissima è offensivo, del tutto insufficiente e pone il caregiver sotto la soglia della povertà – protestano le 64 famiglie nella lettera –. Il caregiver, quasi sempre mamma o papà del disabile, rinuncia ad avere una vita proprio perché la dedica alla persona che assiste. Ciò significa non poter lavorare o non poterlo fare a tempo pieno. In entrambi i casi non può avvalersi di un sostentamento economico adeguato".

Non è finita. Spesso queste famiglie devono appoggiarsi a infermieri o educatori. La delibera prevede contributi anche per questa fattispecie: da un minimo di 200 euro per 20 ore di assistenza settimanale ad un massimo di 700 euro per 54 ore con personale convivente. "Cifre ridicole – fanno sapere le 64 famiglie – se si pensa che un’ora di assistenza specialistica costa tra i 25 e i 30 euro. Chi metterà la differenza?". Terzo motivo della protesta è la scelta di rimodulare e in alcuni casi annullare i contributi sulla base del numero di ore settimanali trascorse a scuola dal bambino disabile.Il tetto da non superare per non perdere il sostegno economico dalla Regione, è di 25 ore settimanali. "Un tetto ben al di sotto degli obblighi scolastici", insorgono le famiglie.