Fabrizio Corona
Fabrizio Corona

Milano, 8 novembre 2016 - Fabrizio Corona si difende davanti ai giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano: "Mi sento accerchiato - ha detto -. Quel denaro non è di provenienza illecita, ma il frutto del mio lavoro frenetico. Non è un reato tenere soldi in contanti in questo paese. Ho guadagnato un mare di soldi e volevo pagare le tasse". Nei prossimi giorni i magistrati dovranno quindi stabilire se revocare o meno l'affidamento in prova ai servizi sociali sul territorio. La misura alternativa al carcere è infatti stata sospesa dopo l'arresto scattato il 10 ottobre scorso dopo la scoperta del "tesoretto" riconducibile dall'ex fotografo dei vip: 1,7 milioni nascosti nel controsoffitto della sua storica collaboratrice Francesca Persi (pure lei arrestata e di recente messa ai domiciliari) più altri 900 mila euro custoditi in due cassette di sicurezza di una banca austriaca. Corona è accusato di intestazione fittizia di beni e ieri ha subito anche il sequestro della casa. I giudici si sono riservati: la loro decisione arriverà al massimo entro 5 giorni.

"Mi sento accerchiato, ho commesso un errore ma non un reato, se mi date il tempo per pagare le tasse su quei contanti potrò proseguire nell'affidamento, perché sono una persona onesta che ha guadagnato un mucchio di soldi ammazzandosi di lavoro". Sono queste, in sostanza, le parole usate da Fabrizio Corona nell'udienza. L'inchiesta della Dda di Milano che ha portato in carcere Corona e la sua collaboratrice è partita dopo la denuncia presentata dallo stesso ex fotografo per una tentata estorsione. "Sono stato io a presentare denuncia - ha detto, tra l'altro, Corona in aula -. "Sono andato a denunciare la bomba carta esplosa sotto casa mia la scorsa estate (LEGGI) e da lì è partito tutto, mi hanno trattato come un criminale, ma io su quei contanti (1,7 milioni di euro sono stati trovati in un controsoffitto, ndr) sono ancora in tempo per pagare le tasse», ha detto ai giudici, come riferito dai legali Ivano Chiesa e Antonella Calcaterra. 

D'accordo il suo difensore, l'avvocato Ivano Chiesa: "Fabrizio non è il nemico pubblico numero uno, ma è diventato l'oggetto spasmodico della giustizia italiana". Il punto, ha aggiunto il legale,Ivano Chiesa, uno dei due legali di Fabrizio Coronaè che "Fabrizio era spaventato" per l'udienza del 21 settembre scorso dedicata al ricalcolo della pena sulla base della continuazione tra i vari reati già arrivate a sentenza definitiva. In pratica, temeva una pronuncia a lui sfavorevole se soltanto avesse rivelato l'esistenza di quel denaro. "Dopo il 21 settembre - ha assicurato ancora l'avvocato chiesa - Fabrizio avrebbe fatto un autocertificazione e pagato tutte le tasse dovute. Purtroppo quel denaro è stato scoperto prima di quel giorno". E comunque, ha tenuto a sottolineare ancora il legale, "il tempo per pagare le tasse c'è ancora".