BARBARA CALDEROLA
Cronaca

Ex Itam: i fasti, il crac. E ora all’asta

L'ex fabbrica Itam a Pioltello, da eccellenza industriale a crac, va all'asta per 2 milioni 150mila euro. Il vicesindaco spera in una rinascita del sito, ora abbandonato e utilizzato come rifugio dai senzatetto.

Ex Itam: i fasti, il crac. E ora all’asta

Ex Itam: i fasti, il crac. E ora all’asta

Dai tempi d’oro, quando la fabbrica sfornava le magliette per la nazionale di calcio e i costumi per le Olimpiadi di Ian Thorpe, l’australiano leggenda del nuoto, al crac. In mezzo 20 anni di degrado che forse ora si avvia a conclusione. Va all’asta l’ex Itam, l’azienda nel cuore di Seggiano, fra via Santuario e via Brasile, a Pioltello, fallita nel 2014, ma chiusa dopo un tracollo quasi dieci anni prima. Il 28 maggio la prima chiamata per chi vorrà assicurarsi l’area, si parte da 2 milioni 150mila euro per i quasi 14mila metri quadrati del maxi-sito incastonato fra le case, che confina con l’oratorio. Posizione strategica anche per i senzatetto che in questi anni di abbandono ne hanno fatto un rifugio. Una ferita per il quartiere che prova a rifarsi il look e a diventare più accattivante "ma con questo “buco nero” sempre davanti è difficile - dice Saimon Gaiotto, vicesindaco con delega all’Urbanistica -. Per quanti parchi possiamo realizzare, ci ritroviamo sempre fare i conti con la sua presenza. Adesso c’è la possibilità che all’orizzonte arrivi un interlocutore col quale avviare un percorso di rinascita. Un punto sul quale l’amministrazione Cosciotti si batte fin dall’insediamento". Al posto di linee e reparti che quando gli affari andavano a gonfie vele ospitavano 150 dipendenti "il Piano di governo del territorio prevede cinque palazzine di quattro piani, poco più di 8mila metri di residenziale", precisa Gaiotto.

Abitazioni, come il resto da queste parti. Il polo è fra i palazzi nel pieno centro della frazione. Per questo lo stato in cui versa è una ferita ancora più profonda. "La sacrosanta tutela della proprietà privata a volte costringe un’intera città a convivere con realtà come questa - aggiunge il vicesindaco - . L’area è enorme. All’interno c’è amianto, ora finalmente ci sono prospettive di bonifica". Gaiotto definisce "il tratto ingiusto della giustizia i cavilli che hanno permesso alle proprietà che si sono avvicendate di diluire i tempi fino a qui", ma adesso "potrebbe essere arrivato il momento di voltare pagina". Per accaparrarsi il sito bisognerà rilanciare di 10mila euro alla volta. Il sogno è che arrivi qualcuno in grado di cancellare la coda velenosa di quella che è stata un’eccellenza industriale della quale andare fieri, "finita nel peggiore dei modi".

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