Chiedeva tangenti per gli appalti Atm, l’ex dirigente Paolo Bellini dà al Comune 85mila euro per il danno d’immagine

Giudizio abbreviato davanti alla Corte dei Conti per il manager arrestato per corruzione nel 2020, Dopo il patteggiamento a cinque anni di condanna, ora arriva il risarcimento all’amministrazione

Nel tondo, Paolo Bellini
Nel tondo, Paolo Bellini

Milano – Prima il risarcimento da 141mila euro, pari all’ammontare delle tangenti contestate, arrivato contestualmente al patteggiamento a 5 anni datato ottobre 2021. Ora il risarcimento al Comune per il danno d’immagine provocato dall’inchiesta che lo ha coinvolto in prima persona.

Il 31 ottobre scorso, Paolo Bellini – l’ex dirigente Atm arrestato dalla Finanza per un giro di mazzette legato a otto appalti da 150 milioni di euro sugli impianti di segnalamento e automazione delle metropolitane – ha versato a Palazzo Marino 85mila euro, dopo essere stato ammesso dalla Corte dei Conti al giudizio abbreviato. Del resto, spiegano i giudici nelle motivazioni, la prova della commissione dei reati contestati all’ex manager oggi cinquantottenne "risulta ampiamente raggiunta, anche grazie alla piena confessione" resa da Bellini.

"Con riguardo alla lesione della reputazione dell’amministrazione pubblica – si legge nella sentenza – il danno all’immagine risulta presuntivamente dimostrato dall’ampio risalto dato dai mezzi di comunicazione alla vicenda penale". L’inchiesta è arrivata a conclusione il 20 ottobre 2020, quando Bellini e altri 12 sono stati arrestati con le accuse, a vario titolo, di associazione per delinquere, corruzione, turbativa d’asta, peculato e abuso d’ufficio. Gli approfondimenti investigativi hanno "accertato l’esistenza di un sistema di metodica alterazione di gare a evidenza pubblica indette da Atm spa".

Tutto ruotava attorno alla figura dell’allora manager – "pubblico ufficiale con il ruolo di responsabile dell’unità amministrativa complessa sugli impianti di segnalamento e automazione delle linee metropolitane 1, 2, 3 e 5" – e alle società Ivm srl e Mad System srl. Stando alle indagini, il metodo consisteva nell’offrire alle imprese interessate a partecipare alle gare d’appalto (coinvolti anche colossi come Siemens e Alstom) "la consulenza del pubblico ufficiale, sotto forma di fornitura di materiale e informazioni privilegiate, trafugate dalla stazione appaltante, o garantendo la possibilità di sopralluoghi riservati e perfino la supervisione e correzione delle bozze di offerta, fino all’indicazione precisa delle percentuali di ribasso da offrire ad Atm per battere le imprese concorrenti".

In cambio, le ditte dovevano versare somme di denaro "proporzionali al valore d’appalto" e a cadenza mensile, impegnandosi pure a "coinvolgere nell’esecuzione delle opere, in qualità di subappaltatori, le società Ivm e Mad System o altre imprese con le quali il funzionario concordava le proprie remunerazioni illecite".

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