Artem Uss, i sopralluoghi, gli hotel extra lusso e la colonna di auto: così è stata preparata la fuga dall’Italia

L’indagine dei carabinieri sui cinque complici dell’imprenditore. Il ruolo della moglie e l’incontro in albergo con Jovancic "il Vecchio". Il 41enne è arrivato in Serbia ed è tornato in patria in aereo

L’imprenditore russo Artem Uss, 41 anni, svanito nel nulla dopo la fuga dall’Italia

L’imprenditore russo Artem Uss, 41 anni, svanito nel nulla dopo la fuga dall’Italia

Milano – Il piano per l’evasione di Artem Uss è stato studiato nei minimi dettagli. Pianificato con una serie di sopralluoghi molto approfonditi. E con ogni probabilità orchestrato anche con la complicità della moglie dell’imprenditore, Maria Yagodina, che nei giorni precedenti avrebbe incontrato il coordinatore degli "esfiltratori" (poi ricompensato con 40mila euro) in un albergo del centro per fornirgli un cellulare e 10mila euro in contanti.

La lunga e meticolosa indagine dei carabinieri del Nucleo investigativo di via Moscova, guidati dal colonnello Antonio Coppola e dal tenente colonnello Fabio Rufino, ha fatto luce sulla sparizione choc del quarantunenne russo, che nel pomeriggio del 22 marzo scorso si è volatilizzato dall’appartamento di Borgo Vione dov’era recluso ai domiciliari in attesa dell’estradizione negli Stati Uniti.

Nei giorni scorsi, il gip Anna Magelli, accogliendo quasi in toto la richiesta del pm Giovanni Tarzia (respinta una misura nei confronti della trentaquattrenne albanese E.I.), ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Uss, accusato di evasione, e dei cinque presunti complici, indagati per procurata evasione. Il presunto leader del gruppo, il cinquantaduenne bosniaco Vladimir Jovancic alias "il Vecchio", è stato catturato in Croazia, mentre il figlio venticinquenne Boris, nato nella veronese Negrar di Valpolicella, è stato preso dai militari a Desenzano del Garda. Gli altri tre nel mirino – il trentanovenne sloveno Matej Jazenic e i serbi di 46 e 51 anni Nebojsa Ilic e Srdan Lolic – sono stati localizzati nei Balcani da Eurojust, Interpol e autorità americane.

I cinque sopralluoghi

Gli investigatori dell’Arma hanno ricostruito sia le fasi che hanno preceduto il blitz di Basiglio sia quelle successive che hanno portato Uss fuori dall’Italia. Il primo sopralluogo è datato 16 febbraio: alle 11.34, le utenze degli Jovancic agganciano la cella che copre la zona di via Turati, mentre tra le 16.56 e le 17 i due sono localizzati a Basiglio. Lo stesso giorno, Lolic, che di mestiere fa il direttore commerciale di un albergo di Belgrado, viene registrato come ospite di un hotel extralusso del Quadrilatero della Moda. Il giorno dopo, altro sopralluogo. Il terzo è datato 20 febbraio: in quelle ore, c’è un’impennata negli allarmi generati dalla cavigliera elettronica che monitora i movimenti di Uss, ben 20 in 48 ore; sono tutti legati alla momentanea assenza di rete mobile, ma l’ipotesi è che quegli alert prolungati non fossero che gli effetti di prove ripetute per testare che margini di spazio ci fossero in caso di allontanamento dall’abitazione di Borgo Vione. Tra il primo e il 2 marzo, Lolic è di nuovo in città, sempre al solito albergo. Quattro giorni dopo, un altro sopralluogo: l’utenza di Jovancic senior si muove tra Opera e Carpiano, vicino Basiglio. Il 12 marzo, l’ultima ispezione, a dieci giorni dall’azione.

Il giorno dell’esfiltrazione

La sera del 21, una Volvo V60 entra in Italia dalla frontiera sloveva: aveva sconfinato cinque giorni prima, subito dopo essere stata acquistata da Jovancic senior e intestata al figlio. La mattina del 22 marzo, un’Audi A8 con targa serba e una Volvo S80 vengono riprese dai contatarghe dell’autostrada A4 Trieste-Torino: la prima risulta in leasing all’hotel dove lavora Lolic, anche se a guidarla abitualmente è il suo autista Ilic; la seconda è intestata a Janezic. Manca solo la Bravo, la macchina dove salirà Uss: alle 12.15 viene ripresa dagli occhi elettronici installati su uno dei varchi d’accesso del Comune di Lacchiarella. Poco dopo, entra nel parcheggio del centro commerciale, seguita in colonna dalle due Volvo e dalla A8. È la riunione, nella ricostruzione dell’accusa, per mettere a punto gli ultimi dettagli prima del blitz: il summit avviene ai tavolini esterni del bar trattoria "Da Peppone".

Alle 13.42, Jovancic senior scende dalla Bravo all’ingresso di Borgo Vione: alla guida c’è Boris, che lo aspetta in macchina. Un minuto dopo, il cinquantunenne e Uss escono insieme dal complesso residenziale: un jammer inibisce il segnale della cavigliera elettronica, che verrà poi strappata e buttata via. La Bravo si dirige verso il lago di Garda, mentre le altre tre macchine puntano verso il confine sloveno: è evidente che a un certo punto il russo è sceso dalla Fiat ed è salito su una delle altre, forse per depistare i possibili inseguitori. Alle 17.17, l’Audi A8 e la Volvo V60 vengono riprese sulla A4 in direzione est, "già quasi all’altezza dei confini nazionali". Della Volvo con targa slovena non c’è traccia nelle immagini, ma i tabulati dicono ai carabinieri che pure la S80 è espatriata. Gli "esfiltratori" hanno portato a termine il loro compito: scortare Uss fuori dall’Italia e portarlo a Belgrado attraversando Slovenia, Croazia e Bosnia Herzegovina per farlo salire su un volo diretto in Russia.

Le indagini

Nel frattempo, i militari hanno già fatto scattare la caccia all’uomo. Nei giorni successivi arrivano le polemiche per un caso diplomatico che rischia di compromettere i rapporti tra Italia e Stati Uniti: emerge ad esempio che il Dipartimento di Giustizia d’oltre Atlantico aveva messo in guardia con largo anticipo la magistratura italiana, invitando i giudici a non concedere i domiciliari a Uss. Intanto, gli investigatori indagano in silenzio, mettendo con pazienza tutti i pezzi del puzzle al loro posto. Uss è ormai irraggiungibile, non tanto per la distanza che ci separa da Mosca quanto per la protezione garantita dal legame diretto che il padre ha con Putin. Chi l’ha aiutato, invece, è nella rete.

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