Milano, 21  gennaio 2021 - Il primo a tagliare il traguardo a Milano è il signorile condominio di via Ottoboni 26, zona San Siro, che ha da poco deliberato i lavori. Altri  lo seguiranno a ruota in quella che non si annuncia esattamente come una tranquilla marcia verso la meta. Sarà semmai una volata frenetica tra ostacoli e passaggi obbligati per accedere ai vantaggi, non solo fiscali, dell'Ecobonus al 110%. "La più grande e importante operazione di rigenerazione urbana - non esita a definirla così Giorgio Donzelli, amministratore condominiale con lo Studio Donzelli e Criscuoli del palazzo di via Ottoboni e di almeno altri venti che si apprestano a imitarlo - messa in campo in Italia dal dopoguerra". Le misure introdotte dal Decreto Ristori, tramite risorse economiche derivanti dal Recovery Fund, puntano a dare impulso al filiera del mattone, attraverso interventi di riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare italiano con vantaggi fiscali senza precedenti. Il tutto a fronte di un comprovato efficientamento energetico degli stabili, upgrade di almeno due classi. Improntata alla trasparenza e mutuata dall'esperienza francese, è un'operazione a più angoli in grado di scardinare le poco virtuose pratiche del settore edile, quanto a pagamenti e rendicontazioni.

Come? Attraverso la cessione del credito di imposta, all'impresa che realizza i lavori o a soggetti terzi, come banche e imprese energetiche. In buona sostanza, i condomini si troverebbero a pagare poco o nulla per costosi restyling energetici, che poi si traducono in risparmi in bolletta, mentre le imprese o i nuovi titolari del credito porterebbero in detrazione per i successivi cinque anni l'intero valore dell'intervento e un plus del 10%, con un evidente beneficio economico.  "Non è solo un circolo virtuoso sotto il profilo dei vantaggi fiscali per imprese e famiglie - sottolinea Donzelli - ma si tratta di un vero e proprio volano per l'economia, per l'ambiente e per la qualità della vita delle persone. Il miglioramento energetico degli immobili e la riduzione di sprechi e consumi significano cambiare in meglio le città e l'esistenza di chi vi abita. Un'occasione da non sprecare anche perché presuppone che tutti i passaggi siano alla luce del sole". Tradotto, servono certificazioni e verifiche da parte di professionisti terzi prima durante e dopo l'opera, per accertare che l'efficientamento energetico sia reale, i costi congrui e non esistano abusi edilizi pregressi. Mica male nel paese dei condoni. Tutto bello? Sulla carta sì. Ma tra la teoria e la messa in pratica ce ne passa, soprattutto di tempo. "Rischiamo di non farcela anche con la proroga dell'Ecobonus fissata a fine 2022, che impone la realizzazione del 60% dei lavori entro giugno dell'anno prossimo. Noi ci siamo portati avanti ma va tenuto conto che i documenti da ottenere sono complessi e che in tempo di pandemia le assemblee condominiali  vanno a rilento, ma mai quanto le attività degli uffici pubblici con cui dobbiamo dialogare. Un esempio? Per avviare i cantieri è necessario il permesso all'occupazione del suolo pubblico che prima del Coronavirus arrivava in 90 giorni, adesso servono anche sei mesi. Per non parlare del decreto di conformità urbanistica che garantisce l'assenza di abusi edilizi". E se a Milano funziona così, figuriamoci in altre parti del Paese."Vanno prorogati oltre il 2022 i termini per le detrazioni a sostegno degli interventi di riqualificazione del patrimonio immobiliare - è l'appello degli amministratori di condominio - per permettere a chi ne ha il diritto e la possibilità, pensiamo anche all'edilizia convenzionata, di accedere a questo strumento sempre più richiesto, tenendo conto che per effettuare simili interventi servono imprese qualificate che non sono poi così facilmente reperibili".

 

In via Ottoboni, dove l'assemblea ha deliberato settimana scorsa, "i lavori inizieranno a breve perché l'area di cantiere è interna al perimetro dell'edificio e non si occupa suolo pubblico ma è un'eccezione", sottolineano dallo Studio Donzelli e Criscuoli.  Qui verranno effettuate entrambe le opere definite "trainanti"ai fini del superbonus, la sostituzione della caldaia e la realizzazione del cappotto per l'isolamento termico. "Ci eravamo portati avanti con la diagnosi energetica dell'edificio perché avevamo già deciso di cambiare l'impianto di riscaldamento - spiegano i condomini - poi abbiamo saputo dell'Ecobonus e siamo stati tutti d'accordo nell'approvare anche il nuovo rivestimento per la facciata del palazzo". Un edificio costruito negli anni ' 7'0 che ora  passerà dalla classe energetica G alla E.  L'intervento dal costo totale di circa  450mila euro comporterà, tramite la cessione del credito a un colosso del settore energetico per le famigile "una spesa davvero risibile".

--