CLAUDIO
Cronaca

Dylan, Cohen e quell’aiuola internazionale

Bob Dylan compie 83 anni: mostra a Melzo celebra il cantautore con vinili, cd e fotografie. Collezione privata di Vittorio Manzoni in esposizione fino al 1 giugno.

Negri

h, ero molto più vecchio allora. Sono molto più giovane adesso". Bob Dylan compie in questi giorni i suoi 83 giri intorno al sole, nella ecumenica mozione degli affetti. Anche da parte di chi continua a pensare che se proprio si voleva assegnare il Nobel 2016 per la letteratura a un cantautore non sarebbe stato folle darlo invece a Leonard Cohen. Scuole di pensiero contrapposte anche qui nell’aiuola dell’est milanese, ma con vista sul mondo. Bob Dylan alla fin fine è proprio uno di noi, di una generazione orecchiante, di rimatori e di musicisti allo stato brado e ribelle - o ribollito - tra il rock, il pop e altri mondi. Così mi piace, per una volta, fare da strillone a una mostra allestita nella mia contea, alla biblioteca Vittorio Sereni di Melzo: ”The Back Pages – Bob Dylan’s cover”. È aperta fino al 1 giugno. Sono vinili, cd e fotografie del signor Zimmerman, un sacrario di memorie e di vissuto collettivo, nel cuore emotivo degli anni Sessanta, Settanta e oltre l’infinito.

Il materiale proviene dalla collezione privata di Vittorio Manzoni. Una collezione di profondi affetti artistici, non limitata a Dylan: è un tesoretto di memorabilia degli anni d’oro della cultura popolare. Piacerà molto a noi boomer, si capisce. Ma non solo. Sono un coscritto di Vittorio e il suo collezionismo non compulsivo mi è caro. Ci siamo conosciuti nel buio dicembre 1977, in una buia sera nella buia caserma Bligny di Savona, davanti a un distributore automatico di caffé – altrettanto buio – che non voleva erogare la sua broda. Vittorio, che mi aveva sentito sacramentare in dialetto, era uscito dall’ombra e mi aveva abbracciato, riconoscente: "Ma tu sei delle mie parti... io sono di Pozzuolo!". A rivederlo ora da memorialista di Bob Dylan mi fa un certo effetto e mi verrebbe da chiedergli se, come certi collezionisti patologici e seriali, non gli sia mai venuta voglia di frugare nella spazzatura del premio Nobel 2016. Immaginare la sua risposta non è difficile. Vorrei anche chiedere: meglio Dylan o Cohen? Ai poster (in bianco e nero) l’ardua sentenza.

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