Per curare la figlia attaccata al respiratore fa troppe assenze: corriere licenziato. La denuncia della Cgil

Felipe dal 2020 si occupa di consegne a domicilio a Milano, poi i problemi di salute della figlia si sono aggravati. La famiglia è rimasta senza entrate

Sindacati in presidio durante uno degli scioperi dei driver in Lombardia

Sindacati in presidio durante uno degli scioperi dei driver in Lombardia

Milano – Le condizioni della figlia di 10 anni, affetta da gravi disabilità, non autosufficiente e tenuta in vita da macchine che la aiutano a respirare, sono peggiorate nel corso degli ultimi anni. Il padre, Felipe O., di professione corriere, è stato costretto più volte ad assentarsi dal lavoro per curarla, presentando certificati medici. Fino a quando, pochi giorni prima di Natale, è stato lasciato a casa per aver superato il periodo di comporto, cioè il periodo massimo di assenza dovuta a malattia o infortunio (245 giorni in 24 mesi) nel quale il datore di lavoro non può procedere al licenziamento. Licenziamento comunicato, in questo caso, "durante una telefonata al proprio responsabile".

Una vicenda denunciata dal sindacato Filt Cgil di Milano, che chiede "il reintegro immediato del lavoratore". Felipe, originario del Brasile, era stato assunto a novembre 2020 da D.E.A. srl, una delle 29 aziende che lavorano in appalto per Amazon, occupandosi delle consegne per conto del colosso dell’e-commerce. Un contratto part-time di tre giorni alla settimana, con una paga media di circa mille euro al mese. Il driver usufruiva dei permessi legati alla legge 104 per assistere la figlia disabile fino a quando, però, per il peggiorare delle condizioni della bambina si è trovato ad accumulare giorni di assenza, alla base del successivo licenziamento.

"Siamo consapevoli della gravità della situazione che riguarda il lavoratore e di cui siamo venuti a conoscenza in seguito al coinvolgimento dei sindacati", spiega Assoespressi, l’associazione di cui fanno parte le aziende di trasporti che lavorano anche nella filiera Amazon. "Stiamo seguendo con attenzione l’evoluzione del caso – prosegue – insieme con l’azienda nostra associata e i rappresentanti sindacali".

Intanto Felipe è rimasto disoccupato ed è venuto meno l’unico stipendio in famiglia, perché la moglie non ha un lavoro. La coppia, inoltre, ha un altro figlio piccolo da mantenere. "Ci domandiamo chi condividerà le spese che dovrà affrontare questa famiglia, la disperazione di un padre e una madre che si trovano senza un’entrata economica, l’angoscia di vedere la propria figlia attaccata ad un respiratore", attacca il sindacato chiamando in causa anche il committente Amazon. "Chiediamo che oltre a una splendida copertina, oltre agli slogan, vi sia riguardo per tutte le donne e gli uomini che alle dipendenze di Amazon, o delle aziende in appalto, svolgono il proprio dovere".

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