Drammi quotidiani al Cpr. Altri due tentati suicidi

I migranti trattenuti hanno cercato di impiccarsi in contemporanea: soccorsi "Uno è diventato papà e non ha mai visto la figlia. La struttura resta un lager".

Drammi quotidiani al Cpr. Altri due tentati suicidi

I migranti hanno usato un lenzuolo e coperte tagliate e intrecciate fino a formare una corda

di Andrea Gianni

MILANO

Due tentativi di suicidio avvenuti quasi in contemporanea, nel cortile e nei bagni del Cpr di via Corelli, riaccendono un faro sulle condizioni delle persone trattenute nella struttura finita al centro dell’inchiesta della Procura di Milano per frode e turbativa e ora gestita da un amministratore giudiziario. Episodi avvenuti ieri, attorno alle 12.30, nel modulo D del Cpr. I due uomini hanno cercato di impiccarsi usando un lenzuolo e coperte tagliate e intrecciate fino a formare una corda. Sono stati subito soccorsi dalle altre persone presenti e dal personale di vigilanza, portati in infermeria, dove hanno ricevuto le prime cure, e trasferiti dal 118 all’ospedale Niguarda di Milano, dove sarebbero ancora ricoverati. Uno dei due giovani era appena arrivato nel Cpr, lunedì sera. L’altro, denuncia la rete “Mai più lager-No ai Cpr“, "proprio lo scorso fine settimana è diventato papà di una bambina che ancora non ha potuto vedere". Entrambi erano in attesa dell’espulsione dall’Italia.

La rete torna quindi a chiedere la "chiusura totale e definitiva di questo centro e di tutti gli altri in Italia", denunciando "esasperazione totale per i trattamenti subiti e le condizioni di detenzione, unite alla totale oscurità del perché ci si trova in gabbia, pur non avendo commesso un reato". Secondo quanto emerso dalle indagini della Guardia di Finanza coordinate dai pm Paolo Storari e Giovanna Cavalleri, i migranti del centro permanenza e rimpatri milanese vivevano in condizioni "disumane", trattati come "animali" e costretti a mangiare cibo "pieno di vermi" quando la gestione era in mano alla Martinina, società vincitrice dell’appalto della Prefettura finita al centro dell’inchiesta che ha portato al sequestro del Cpr. "È arrivato l’amministratore giudiziario – spiega Anna Camposanpiero, attivista della rete – ma il Cpr resta un lager, con problemi irrisolti come l’abuso nella somministrazione di psicofarmaci". E le proteste si sono riaccese nei giorni scorsi, con la pubblicazione sui social di video con due migranti seminudi accucciati su stracci zuppi, sotto la pioggia e al freddo, tra resti d’immondizia. Un’azione per "denunciare le condizioni" dei migranti irregolari trattenuti nel centro.

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro