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29 mag 2022

Dopo 76 anni la (vera) parità è una chimera

29 mag 2022
susanna
Cronaca

Susanna

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Il 1946 è un anno impresso, inciso nella storia italiana per due motivi: la nascita, dalle macerie dal nazifascismo e della guerra, della Repubblica italiana, e per la prima volta le donne sono chiamate alle urne. Una conquista per il femminismo verso la parità di genere, verso l’idea di vedere la figura femminile non più solo come un mero oggetto atto a un unico scopo, ossia procreare. "Tuttavia la strada è ancora lunga" afferma l’avvocato Vania Molini. Per secoli le donne sono state giudicate come menti instabili, fragili e deboli e per questo inadatte alla vita politica. Ad esempio, negli anni Sessanta, dominava il pensiero che le donne fossero superficiali, testarde, impulsive, passionali, emotive: in una parola isteriche. Aleggiava, persino, l’idea che essendo prive di logica non potessero accedere nemmeno al concorso per la magistratura. Un pensiero che oggi, fortunatamente, risuona lontano. Ma la strada verso la parità di genere è ancora lunga. L’esperta in diritto matrimoniale Vania Molini, parte del team del portale Formazione Infanzia.it di Mustela afferma che: "Si parla tanto di parità di genere, ma in effetti questa non c’è. Si guardi ad esempio il settore lavorativo: sussiste ancora una disparità di trattamento economico". Aggiunge inoltre che: "Dobbiamo fare ancora i conti con certe considerazioni che purtroppo vengono fatte nei confronti delle donne. Oggi guardiamo e consideriamo una donna per il suo aspetto fisico o per come si veste. Purtroppo viviamo ancora con delle convinzioni rispetto alla donna che ci fanno ancora penare per scalfirli. Io spero molto nelle nuove generazioni, nei ragazzi giovani. Forse con loro ci sarà qualcosa in più. Hanno una visione differente, hanno un modo di approcciarsi nei confronti della donna completamento diverso da quello che poteva essere quello della mia generazione o quella dei miei genitori. Confido molto in questi nuovi giovani".

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