ANNA GIORGI
Cronaca

Marta Di Nardo, l’assurda scusa del killer: “La colpa? È dei miei familiari che non mi aiutano”

Il 46enne Domenico Livrieri “accusa” i parenti di non avergli dato una mano economicamente, finendo per spingerlo a uccidere. I pm gli contesteranno la rapina, dopo la confessione sul bancomat

Domenico Livrieri fermato per l'omicidio di Marta Di Nardo (nel riquadro)

Domenico Livrieri fermato per l'omicidio di Marta Di Nardo (nel riquadro)

Milano, 2 novembre 2023 – “Mi dispiace per quanto accaduto, per aver assassinato Marta con la quale avevo un buon rapporto. L’ho fatto perché volevo prenderle il bancomat e prelevare liberamente, l’ho colpita al collo con un coltello". Sono le parole usate da Domenico Livrieri, il quarantaseienne arrestato con l’accusa di aver ucciso la vicina di casa Marta Di Nardo, di 60 anni. E con queste parole Livrieri ha fornito agli inquirenti della procura la carta per contestargli l’aggravante della rapina che gli impedirà di chiedere il rito abbreviato e di ottenere perciò lo sconto di un terzo della pena. 

Per l’uomo è stata chiesta anche una perizia psichiatrica che dovrà definire se al momento dell’atto fosse capace di intendere e volere. Capace quindi di stare in carcere o destinato a una Rems. Da tempo Livrieri era in cura per una personalità borderline. Il delitto della sua vicina di casa lo ha confessato subito e poi lo ha confermato al gip all’udienza di convalida.

Il rapporto con la vittima

"Mi dispiace - ha aggiunto Livrieri - non è stata colpa mia, ma dei miei familiari che non mi aiutano economicamente". L’assassino 46enne viveva da solo, alla scala C del caseggiato Aler di via Pietro Da Cortona 14 in zona viale Argonne, mentre la Di Nardo nella scala D.

Al gip lui ha raccontato di averla conosciuta in un bar della zona e di avere con lei un rapporto di amicizia e assistenza reciproca: la donna gli preparava da mangiare e gli prestava denaro stando almeno a quanto spiegato dallo stesso Livrieri.

E la mattina dell’omicidio, il 4 ottobre, lui l’aveva chiamata al telefono (alle 8.28: quella, come accertato in seguito, è stata la sua ultima conversazione) per restituirle 20 euro. Quindi la donna lo aveva raggiunto a casa. Sempre secondo quanto riferito dall’uomo, mentre erano seduti sul bordo del letto a conversare, lui aveva tirato fuori un coltello nascosto in precedenza sotto la coperta per poi sferrarle un fendente al collo mentre la donna era di spalle.

Poi l’uomo aveva nascosto il corpo sotto il letto e lì lo aveva lasciato per una settimana, dopo aver pulito il pavimento dal sangue. Infine, la decisione di tagliarlo in due pezzi con la stessa arma del delitto. Il cadavere è rimasto nell’abitazione fino al sopralluogo dei carabinieri del 20 ottobre.