Dj Fabo, la compagna Valeria Imbrogno e la battaglia sul fine vita: “Cittadini pronti al cambiamento, la politica si muova”

La donna che è stata vicino a Fabiano Antoniani fino alla fine spinge la proposta di legge regionale sull’eutanasia: “La Lombardia non perda questa occasione”

Dj Fabo e Valeria Imbrogno

Dj Fabo e Valeria Imbrogno

Milano – La delusione per la scelta del Veneto, la “speranza” di una svolta in Lombardia sul fine vita: “Fabiano è nato e cresciuto a Milano, sarebbe un bel segnale se la Lombardia facesse da apripista, ascoltando le richieste dei cittadini”. Valeria Imbrogno, la compagna di dj Fabo, Fabiano Antoniani, milanese morto in Svizzera con il suicidio assistito il 27 febbraio del 2017, si prepara alla prossima sfida.

Valeria Imbrogno
Valeria Imbrogno

L’associazione Luca Coscioni nei giorni scorsi ha depositato al Consiglio regionale della Lombardia le 8.181 firme raccolte per portare in aula la proposta di legge sul fine vita, già rimandata in Veneto, per regolamentare l’aiuto medico alla morte volontaria. Un battaglia locale che parte dalla storica sentenza della Corte Costituzionale del 2019 sul caso dj Fabo, che in relazione al processo milanese a carico di Marco Cappato ha dichiarato incostituzionale l’articolo 580 del codice penale, nella parte in cui non esclude l’incriminazione di chi presta aiuto al suicidio. La storia di Valeria Imbrogno è anche al centro di un cortometraggio, “Vale, l’ultimo incontro”, realizzato da Teresa Sala e Stefano Zoja.

Valeria, il Consiglio regionale del Veneto ha bocciato la legge e la politica ha confermato le sue divisioni su questo tema. Che cosa succederà in Lombardia?

"Il Veneto aveva la possibilità di fare da apripista, ma così non è stato. Mi auguro che la Lombardia non perda questa occasione, anche perché Fabiano è nato a Milano, il nostro impegno parte proprio da questo territorio. Ci ha lasciato in eredità una battaglia che stiamo portando avanti con tutte le nostre forze. In Veneto Luca Zaia era favorevole, in Lombardia lo scenario purtroppo è ancora più complesso. Noi coltiviamo sempre la speranza che la politica, per una volta, riesca ad ascoltare le esigenze delle persone, dei lombardi e degli italiani, che su questo tema chiedono regole chiare e rispettose della dignità umana".

Un dibattito che ha diviso anche il Pd. Si discute sulla libertà di coscienza e sulla disciplina di partito.

"Noi chiediamo solo a chi vota di immedesimarsi nelle persone, perché quello che è successo a noi può succedere a chiunque. Non è un tema astratto. Non riguarda solo persone anziane e malate ma anche chi, come Fabiano, era in perfetta salute, fino al giorno dell’incidente stradale".

La sentenza della Corte Costituzionale risale al 2019. Da allora pochi passi avanti e tante resistenze su tutti i fronti.

"L’Italia è pronta da tempo, il problema è tutto politico. I cittadini sono pronti al cambiamento, vogliono che sia rispettato il diritto di poter scegliere, ma non vengono ascoltati da una politica immobile".

L’associazione Luca Coscioni ha creato il Numero bianco (069931 3409) proprio per fare chiarezza e rispondere alle domande di persone in situazioni di gravissima sofferenza fisica o psichica. State ricevendo tanti contatti?

"Da quando è stato aperto abbiamo ricevuto circa 15mila chiamate da tutta Italia, e i numeri sono in crescita. Io, da psicologa, mi occupo della formazione dei volontari che rispondono alle telefonate. Ne abbiamo 35 che lavorano a turno, e ogni mese ci sono nuove persone che si rendono disponibili. Intanto sto mettendo a frutto la mia esperienza da pugile, unita alla mia formazione da psicologa, per aiutare giovani in difficoltà o vittime di bullismo. Organizziamo corsi con la palestra milanese Fitness Lab, mentre continuo ad allenarmi all’Opigym Boxing Club di Milano".

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