
Il bersaglio della manifestazione del 5 marzo 2021, l’ormai ex presidente del Senegal Macky Sall, è caduto, spazzato via dal...
Il bersaglio della manifestazione del 5 marzo 2021, l’ormai ex presidente del Senegal Macky Sall, è caduto, spazzato via dal "vento del cambiamento". Una battaglia politica dall’altra parte del mondo che aveva fatto sentire i suoi riflessi anche in Italia, sfociata ora in un processo in corso a Milano. L’attivista e vice coordinatrice per l’Italia del partito Pastef, all’epoca sciolto in Senegal per ordine del Governo, Sophie Diatta, è imputata per resistenza a pubblico ufficiale, per alcuni disordini davanti al consolato del Senegal in viale Certosa. Durante il presidio del 2021, organizzato per "protestare contro la stretta autoritaria" e l’arresto in Senegal del leader dell’opposizione Ousmane Sonko, alcuni attivisti avevano cercato di entrare nella sede di rappresentanza, fino all’intervento delle forze dell’ordine. Il vento nel frattempo è cambiato, e il partito Pastef dalle elezioni del 2024 esprime l’attuale presidente del Senagal, Bassirou Diomaye Faye. Ieri l’udienza del processo è stata seguita da una delegazione della comunità senegalese, che ha espresso solidarietà alla politica imputata, e anche da inviati della tv senegalese. Sophie Diatta, che vive a Meda, non era presente. Sono stati ascoltati alcuni testimoni, poi l’udienza è stata rinviata al 9 gennaio. "La manifestazione non era assolutamente violenta – spiega Fatima Binetou Ndiaye, un’attivista-testimone – e Sophie Diatta non ha commesso alcun reato. Siamo qui per sostenerla e per difenderla davanti alla giustizia italiana". In quel periodo l’opposizione organizzava manifestazioni in tutto il mondo contro l’allora presidente Sall, accusato di avere attuato un "colpo di stato istituzionale". Una stretta autoritaria che aveva provocato anche tensioni nel Paese africano, fino alla caduta di Sall e alla vittoria del Pastef.
Andrea Gianni