Disabili, assistenza a rischio. Le associazioni in pressing: "Servizi del tutto inadeguati. Questa riforma va rinviata"

Alcune onlus hanno scritto ai Ministeri, altre pensano a mobilitarsi: è fronte compatto contro la riduzione dei contributi per la disabilità decisa dal Governo già nel 2022 e appena recepita dalla Regione .

Disabili, assistenza a rischio. Le associazioni in pressing: "Servizi del tutto inadeguati. Questa riforma va rinviata"

Disabili, assistenza a rischio. Le associazioni in pressing: "Servizi del tutto inadeguati. Questa riforma va rinviata"

Anastasio

La domanda è semplice: sono sufficienti 5 mesi di tempo per risolvere i problemi che impediscono il buon funzionamento di un sistema di welfare? La risposta è altrettanto semplice: no. Di conseguenza lo scenario più plausibile, da giugno in avanti, è che le famiglie destinatarie delle misure in questione continueranno ad avere lo stesso livello di servizi di oggi – spesso carente – ma, in aggiunta, vedranno ridursi in misura significativa il contributo mensile dovuto dallo Stato e dalla Regione. E, con esso, vedranno ridursi pure la propria libertà di scelta. In sintesi, questo è quanto sta accadendo sul fronte del sostegno alle famiglie delle persone con disabilità gravissima, grave, non autosufficienti. Questa è la ragione per cui le associazioni della disabilità in questi giorni stanno protestando contro Regione e/o Governo. E la protesta è alla fase due: già diramati i comunicati, c’è chi ha scritto ai ministeri o chi sta organizzando sit-in in Regione. Un passo indietro, allora.

Il 28 dicembre scorso la Giunta regionale ha approvato il Programma operativo in favore delle persone con gravissima disabilità e in condizione di non autosufficienza, valido per il triennio 2022-2024 e finanziato attraverso il Fondo per le non autosufficienze (Fna). La delibera della Regione risente di quanto approvato alla fine del 2022 dal Governo, allora guidato da Mario Draghi. Il nuovo orientamento, da giugno 2024 in avanti, è ridurre l’importo del contributo mensile che viene corrisposto alle famiglie con disabili gravissimi e gravi offrendo, in cambio, migliori e più capillari interventi di assistenza domiciliare e di sollievo. Da qui uno spostamento di risorse dall’una all’altra voce, vale a dire: dall’assistenza indiretta a quella diretta. Sulla carta, per alcuni aspetti, può sembrare una svolta positiva. Peccato che di mezzo ci sia la realtà di tutti i giorni: ancora oggi per diverse famiglie, a Milano e in diverse province lombarde, è un’impresa riuscire ad avere i servizi di assistenza diretta ai quali hanno diritto. E questo accade per cause che difficilmente possono essere risolte in 5 mesi. L’assistenza domiciliare e scolastica già da tempo risente, ad esempio, di una drammatica carenza di educatori, infermieri, logopedisti e altri profili qualificati. Non è infrequente imbattersi in enti accreditati che non hanno personale per far fronte alle prestazioni per le quali hanno ricevuto l’accreditamento da parte della Regione. Questa carenza, a sua volta, è dovuta a più fattori: le tariffe basse e non competitive previste per chi decide di lavorare in questo ambito e un’offerta universitaria strutturata in modo non ottimale.

Da questo punto di vista la situazione è oggi uguale, se non peggiore, rispetto a quella che era a fine 2022, quando il Governo si decise per la svolta. Da allora ad oggi in Lombardia, come a livello nazionale, è stato fatto poco per farsi trovar pronti alla scadenza di giugno 2024, sebbene fosse una scadenza nota. Ora sono previsti fondi pure per le assunzioni. Ma occorrerà tempo. Problema nel problema: i nuovi provvedimenti accrescono le responsabilità dei Comuni nella gestione dell’assistenza diretta alle persone con disabilità grave. Peccato che oggi i Comuni arranchino nel dispensare i servizi di welfare perché hanno risorse scarse rispetto al fabbisogno. Quelle previste dalla delibera basteranno? La sola certezza è che da giugno, cascasse il mondo, le famiglie delle persone con disabilità gravissima, grave, non autosufficienti, dovranno fare i conti con riduzioni del contributo mensile comprese tra il 22 e il 47%. In Lombardia sono almeno 7mila le persone con gravissima disabilità che si vedranno decurtare da 650 a 400 euro il contributo mensile per l’assistenza domiciliare. Per le persone con disturbo dello spettro autistico il contributo, in alcuni casi, scenderà da 750 a 400 euro. E tutti vedranno ridursi quella facoltà di scelta alla base del sistema di welfare e difesa dalle Convenzioni Onu.

A dimostrazione di quanto siano fondate le preoccupazioni delle associazioni ci sono le parole dell’assessora regionale alla Disabilità, Elena Lucchini, che fa sapere di aver chiesto di rinviare la svolta: "Ho inviato una lettera al ministro Marina Calderone, che ha in capo la gestione del Fna, finalizzata alla proroga dei tempi di attuazione dei Livelli essenziali delle prestazioni sociali (Leps) , al fine di consentirci di garantire una più attenta e rispettosa messa a terra della riforma". La stessa richiesta è stata avanzata da Ledha: "La Regione ha inviato al Ministero del Lavoro la richiesta di rinviare l’attuazione di quanto previsto dal Piano nazionale per la non autosufficienza. Lanciamo quindi l’appello al ministero perché risponda in tempi rapidi e in modo positivo a tale richiesta". Analogo sollecito è stato messo nero su bianco da 6 associazioni che hanno scritto ai Ministeri del Lavoro e della Disabilità: "Prima di ridurre un sostegno economico indispensabile è necessario garantire a priori corrispondenti diritti sostanziali sostitutivi, cosa che nel futuro imminente è materialmente inattuabile in Lombardia – scrivono Famiglie Disabili Lombarde, Blue Life Autismo, Confad Lombardia, Una Mano Per, Movimento Genitori Lombardia e Gruppo Accoglienza Disabili –. Ci associamo alla richiesta della Regione di rinviare l’attuazione di quanto previsto dal Piano nazionale". L’organizzazione di volontariato “Nessuno è Escluso“ sta pensando a sit-in in Regione: "Questo cambiamento – spiega il vicepresidente Fortunato Nicoletti – era già programmato dal 2022, ma la Regione non ha messo in campo gli strumenti utili per affrontarlo sebbene le associazioni abbiano più volte ribadito che con il sistema attuale di erogazione di servizi e prestazioni, fondato sul privato accreditato, il contraccolpo sarebbe stato squassante. Le Regioni possono, poi, mettere soldi di tasca propria per evitare che le famiglie vengano penalizzate". "Ancora una volta saranno i caregiver famigliari ad essere penalizzati e disconosciuti nel loro lavoro – rileva Teresa Bellini (referente lombarda di Confad) –. Surreale pensare di riqualificare servizi oggi inadeguati in soli 6 mesi". Dura anche Morena Manfreda (Abilità Diverse): "I servizi non ci sono e in pochi mesi non si può adeguare un sistema fallimentare da decenni".

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