Cyberbullismo e trappole online. Vittime sei adolescenti su dieci: "Subito nuove leggi per proteggerli"

Tra le proposte di Terre des hommes anche punire la diffusione di foto a sfondo sessuale create con l’IA

di Marianna Vazzana

"La cosa che mi preoccupa di più è la diffusione di foto che dal web non se ne vanno". Lo rivela un ragazzino, a proposito dei rischi che si corrono on line. Il timore più grande di un suo coetaneo è invece "avere contatti con persone che non si conoscono e che possono portare a situazioni spiacevoli". Una giovanissima racconta che "una persona mi ha disturbato on line. Mi è bastato bloccarla. Ma non lo direi ai miei genitori perché magari andrebbero dalla polizia". Sono le voci che si susseguono nel filmato proiettato ieri all’incontro promosso dalla fondazione “Terre des hommes“, in prima linea per la tutela dei minori, alla Fabbrica del vapore. Una riflessione sul binomio violenza on line e adolescenti, in rapporto ai rischi che l’intelligenza artificiale può alimentare. Come tutelare i ragazzi? Con nuove forme di protezione. Tradotto, con nuove norme che vadano al passo con i tempi, con una realtà che cambia sempre più velocemente e che insieme alle nuove tecnologie porta anche nuovi rischi. "Difesa reale contro intelligenza artificiale", insomma. La fondazione rilancia quattro proposte sviluppate con esperti giuristi: rendere punibile la diffusione non consensuale di immagini sessualmente esplicite generate con l’intelligenza artificiale, per esempio realizzate utilizzando persone realmente esistenti o parti del loro corpo. Poi, obbligare le piattaforme web a collaborare con le autorità nell’identificazione degli autori di reati online, individuare con certezza la giurisdizione e anche la competenza territoriale dei reati commessi attraverso i social e la rete.

Reali sono anche gli episodi e le paure. Basta guardare le risposte di oltre 4mila adolescenti che hanno partecipato al sondaggio dell’Osservatorio Indifesa, per accorgersene: emerge che 6 ragazzi su 10 sono stati vittime di violenza, intesa come bullismo (subito dal 63%), cyberbullismo (19%), cyberbullismo (19%) e quella psicologica o verbale (71%). Il motivo principale per cui si viene bullizzati? L’aspetto fisico, per il 79%. Ancora, per il 75%, bullismo o cyberbullismo ha causato "perdita di autostima, sicurezza e fiducia negli altri". Il pericolo maggiore che si corre in rete? In testa c’è il cyberbullismo (per il 56%); seguono revenge porn, furto d’identità e perdita della privacy e adescamento da parte di estranei. E per 6 ragazzi su 10, una maggiore regolamentazione della rete può limitare la violenza on line.

"I dati evidenziano come i ragazzi siano consapevoli dei rischi ma meno informati e preparati su come prevenire e proteggersi", sottolinea Federica Giannotta, di Terre des Hommes. Da qui, le proposte a tutela dei minori. Le norme esistenti (legge 71/2017 e 69/2019) non bastano perché "non riescono a garantire la punibilità, sia perché le fattispecie di reato non sempre possono rientrare nelle loro maglie, sia perché sussistono ancora molti elementi che limitano le indagini". Intervenuti Riccardo Bettiga, Garante per l’infanzia e l’adolescenza della regione Lombardia, e il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano e promotore dell’Iisfa Educ@tional Response Team, Francesco Cajani, il quale ha ricordato che il Comune di Milano, 5 anni fa, sia stato il primo in Italia a costituirsi parte civile in un processo sulla criminalità informatica.

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