EMILIO
Cronaca

“Cumpésa” e quel pane dell’infanzia

Emilio

Magni

Con il diabete, altri mali incombenti e i molti anni che pesano sulle spalle, la salute è a rischio, tanto che la congrega "di dutur" mi ha imposto una dieta capestro: niente di questo, niente di quello e pure il pane ridotto a qualche bocconcino raramente. E’ quindi un ricordo lontano la cara vecchia gustosissima pagnotta che ci sfamò tanti anni fa quando ancora bambini eravamo usciti dalla guerra pieni di fame. Adesso nessuna pagnotta e questo forse è il sacrificio più pesante. Ed è così che mi torna in mente mia mamma la quale quando mi sedevo a tavola poneva sul piatto qualche scarsa pietanza e mi metteva davanti un bel "pagnottone", ammonendo perentoria: "Compésa, ma raccumandi". La raccomandazione era di accompagnare piccole porzioni di pietanza con abbondanti morsi della michetta. Erano infatti le michette che facevano dimenticare la fame. Così, a prima botta, "cumpésa" significa "risparmia", "conserva", "tieni da parte"; "tegné a man": per stare nel dialetto lombardo, brianzolo. Questa, tuttavia, è una spiegazione molto superficiale. La più "in palla" con il mondo delle famiglie di un tempo (di quando si mangiava per combattere veramente la fame), è di Francesco Cherubini, il sommo maestro del dialetto lombardo, nel suo vocabolario della parlata milanese. Cherubini afferma che il verbo in questione, nel suo modo infinito presente, cioè "cumpésà" vuol dire letteralmente "mangiar pane con proporzionata quantità d’altro cibo". Quindi anche il Cherubini era stato pressappoco del parere di mia madre. Cherubini ci dice pure che "cumpésà" discende dal latino "compendium". Ma da dove discendesse importava poco a mia mamma, come tutte le madri dei ceti bassi, quando tanti anni fa, si affannava a ordinare: "Ma cumpésa". Con quest’ordine perentorio, che scuoteva il tranquillo momento della riunione intorno al tavolo, le madri intendevano proprio dire quel che, un secolo prima, aveva spiegato il Cherubini nel suo prezioso dizionario. Era il pane il re della tavola in quei tempi.

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