Una unità "Usca" partita il 27 marzo in Emilia Romagna. Da oggi anche in Lombardia
Una unità "Usca" partita il 27 marzo in Emilia Romagna. Da oggi anche in Lombardia

Milano, 31 marzo 2020 - A Milano iniziano a visitare oggi le Usca, le Unità speciali di guardia medica Covid che i medici di base potranno mandare a casa dei loro pazienti con sintomi sospetti (anche se non hanno fatto il tampone) e il rischio di contagiare i propri familiari, o di aggravarsi. L’obiettivo è intercettare in tempo quei malati che il coronavirus (per ragioni non ancora chiare) fa precipitare rapidamente da sintomi lievi alla “fame d’aria”, monitorandone in telemedicina non solo la temperatura ma anche l’ossigenazione del sangue e prescrivendo, se necessarie, terapie come l’ossigeno a domicilio, con il supporto di squadre speciali d’infermieri, le Adi Covid, inviate sempre dal medico di base.

L’Ats Metropolitana ha previsto tredici Usca (dodici composte da due medici, una da uno): otto iniziano oggi con base in via Farini e al San Carlo a Milano (una terza farà riferimento alla sede di via Adige), a Sesto per l’hinterland Nord, a Legnano (e in seguito a Magenta) per l’Ovest, a Bollate (e poi anche a Passirana) per il Rhodense, a Cernusco e a Rozzano (e in seguito a Melegnano e a Cassano, l’unica Usca “singola”) per il Sud/Martesana, oltre che a Lodi. Le guardie Covid dell’Ats Metropolitana sono medici volontari (in parte ingaggiati, in parte recuperati riducendo l’apertura degli ambulatori della continuità assistenziale), equipaggiati con le protezioni che si usano nei reparti Covid e i saturimetri.

Visiteranno sette giorni su sette, dalle 8 alle 20, e in base alla loro valutazione il medico di base potrà anche candidare il paziente a una “degenza di sorveglianza”. La Regione ieri ha stanziato 11 milioni di euro e punta ad avere in due settimane i primi tremila posti in queste strutture che garantiscano una sorveglianza sanitaria non più solo ai positivi dimessi per far spazio negli ospedali, ma anche a chi, conclamato o no, non ha la possibilità di isolarsi a domicilio oppure, pur non essendo abbastanza grave per un ricovero, ha bisogno di "un periodo di osservazione – hanno spiegato il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e l’assessore al Welfare Giulio Gallera – in un ambiente protetto".

Un mondo di mezzo tra la casa e l’ospedale, che sarà ricavato in aree inutilizzate di strutture sanitarie e sociosanitarie e in alberghi "adeguatamente attrezzati", selezionati dalle Ats, che pagheranno una retta massima di 150 euro. Oltre ai medici di famiglia, anche il 118 e i pronto soccorso potranno inviare persone in degenza di sorveglianza. La sorveglianza sarà garantita 24 ore su 24 da personale sanitario (un professionista e un ausiliario a turno ogni venti pazienti), con un medico di guardia o reperibile, che in caso di peggioramento farà portare immediatamente il malato al pronto soccorso.