Settore agroalimentare
Settore agroalimentare

Milano, 27 aprile 2020 -  Il presente è una tabula rasa, con interi settori paralizzati, mentre gli ammortizzatori sociali per ora scongiurano licenziamenti di massa. Il futuro è un’incognita, in vista di una ripartenza a piccoli passi con le previsioni dei danni che spaziano da un -6 a un -15% del Pil nel 2020. Ma dietro il lockdown si muovono energie che cercano di captare i segnali di cambiamento, cogliendo le opportunità di un sistema tutto da reinventare. "Nelle grandi crisi riesce a sopravvivere chi si muove velocemente", spiega Fabio Corno, professore di Economia aziendale dell’università Bicocca.

"Il problema è garantire la liquidità per andare avanti e sostenere gli investimenti - prosegue - bisogna fare in fretta anche perché i soldi per gli ammortizzatori sociali prima o poi finiscono. La imprese dovranno essere ancora più internazionali, diversificare i mercati, la catena di distribuzione". Mentre il turismo si prepara a lunghi mesi di stallo e la manifattura trema, tengono il settore dell’agroalimentare, la logistica, la filiera sanitaria e dei servizi digitali. Il commercio al dettaglio ha mostrato “segni di vitalità”, tra servizi di prossimità e spesa a domicilio, con una rinascita dei negozi di quartiere. Una sfida non da poco, analizzando dati che fotografano la paralisi dell’economia milanese e lombarda, con ripercussioni su gran parte delle circa 814mila imprese attive delle “locomotiva d’Italia”, 300mila solo nella Città metropolitana.

Secondo una ricerca che Assolombarda ha condotto su 1.414 imprese nel Milanese, essenziali e non, il 30% da marzo ha chiuso temporaneamente i battenti. Il 43% è parzialmente chiuso e solo il 27% lavora a pieno regime. "Quando termineranno gli ammortizzatori è prevedibile una forte riduzione occupazionale", spiega Maurizio Del Conte, presidente dell’Agenzia Formazione Lavoro (Afol). "Sarebbe già una catastrofe un calo del 10% rispetto al numero attuale di occupati - prosegue - ci troveremo di fronte a una ripresa selettiva, non uguale per tutti". Rischiano di pagare il prezzo più salato quelle piccole e micro imprese che formano il tessuto imprenditoriale lombardo.