Bobino Club
Bobino Club

Milano, 5 giugno 2020 - Andrea Granata , proprietario del Bobino Club, bar-discoteca sull’Alzaia Naviglio Grande, è pessimista: "Prima del maggio 2021 non credo di poter fare il lavoro nel mio locale come l’ho sempre fatto per trent’anni". L’emergenza coronavirus, dalla Fase 1 alla Fase 3, ha prodotto un unico risultato per i locali da ballo: chiusura. Cambierà qualcosa nei prossimi giorni? I gestori delle discoteche milanesi aspettano il 15 giugno come una data spartiacque. Sì, perché il 15 riaprono cinema e teatri e chi guida il popolo della notte spera in un allentamento dei divieti. Il 10 giugno, non a caso, tutti i presidenti provinciali del Silb (Sindacato italiano locali da ballo), anche il numero uno milanese Roberto Cominardi, saranno a Roma per un flash mob in piazza Montecitorio, davanti al Parlamento, per ricordare a Governo e partiti che esistono 90 mila dipendenti del settore e 40 mila autonomi come dj e cubiste. In tutta Italia ci sono 2.500 discoteche, di cui 430 in Lombardia e 110 a Milano con circa 5 mila addetti.

Granata si prepara al peggio: "Il Bobino non ha riaperto e non riaprirà. Ho visto i protocolli che girano e non mi interessa ripartire a quelle condizioni. Guadagno di più a stare chiuso. La mia location è molto grande e le spese sono ingenti". La Regione Lombardia, però, dal 1° giugno permette alle discoteche di riaprire almeno come bar e ristoranti. "Quegli incassi non mi permetterebbero di tenere in piedi l’attività – replica Granata –. Il mio locale è costruito per fare grandi numeri: la capienza è di 840 persone. Ma non posso fare neanche un buffet".

Situazione complicata, Granata se n’è fatto una ragione. "L’unica cosa che mi fa arrabbiare è che la categoria dei “discotecari’’ è considerata peggio di tutte le altre. Eppure siamo noi i più penalizzati. I miei dipendenti? Per ora hanno la cassa integrazione, che è arrivata con tre mesi di ritardo. E io ho dato acconti sul Tfr ai dipendenti che me li hanno chiesti. Ma la cassa integrazione finirà, io non posso licenziare e i lavoratori non potranno neanche chiedere l’indennità di disoccupazione. Aggiungo un dato: nel 2019 ho avuto 107 lavoratori dipendenti, più altri 80 collaboratori occasionali. In totale ho fatto lavorare circa 180 persone". Nel frattempo Cominardi, gestore dell’Old Fashion alla Triennale oltre che rappresentante milanese di categoria, si professa un po’ più ottimista di Granata: "Aspettiamo il 15 giugno. Ci sarà un nuovo Dpcm? Delegherà le decisioni alle Regioni? Intanto il governatore Zaia dice che il 15 giugno riaprirà le discoteche del Veneto e la Puglia prepara un protocollo... Riaprire è possibile: basterebbe autorizzare a ballare intorno ai tavoli invece che in pista". E l’Old Fashion? Per adesso è ancora chiuso, ma potrebbe riaprire, almeno nella formula del lounge bar, dal 15 giugno, in contemporanea con l’apertura del giardino della Triennale.

Il consigliere di Forza Italia Alessandro De Chirico, intanto, ieri ha sollevato il caso discoteche in Consiglio comunale: "Riapriamo quei locali che hanno un giardino estivo, che possono evitare la movida selvaggia e sono pronti a collaborare con le forze dell’ordine. Intanto sono ritornate le feste clandestine. Per il momento nelle case, ma sono certo che a breve riappariranno anche i rave illegali in fabbriche dismesse". De Chirico , subito dopo, aggiunge: "Chiedo che venga convocata urgentemente una commissione ad hoc per ascoltare i problemi del settore e le proposte di chi vuole ripartire in sicurezza per dare da mangiare alle proprie famiglie e ai propri dipendenti. Ricordo che la “nightlife’’ ha contribuito per il 17% alle visite turistiche nella nostra città. Nell’ultimo anno 647.059 persone sono venute a Milano per passare una serata in uno dei tanti locali alla moda".