L'opera dell’artista TvBoy in zona Navigli, tra ironia e incoraggiamento
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Milano, 27 ottobre 2020 - Più di duemila nuovi contagiati nella provincia di Milano e 960 in città, anche col rallentamento domenicale dei tamponi: 21.324 test che ieri hanno aggiunto in totale altri 3.570 contagiati dal coronavirus al conto della Lombardia. Ci vorranno almeno un paio di settimane per vedere l’effetto del combinato nazional-regionale di nuove misure di contenimento sulla diffusione del virus, ma in Regione si aspettano già questa settimana i primi effetti della riorganizzazione sanitaria che, dopo il richiamo a voce di una settimana prima, da venerdì scorso ha imposto agli ospedali non Covid di interrompere gli interventi chirurgici programmati - e a tutti, inclusi i privati, di sospendere quelli a pagamento - a meno che non siano urgenti o indifferibili.

Per liberare letti da mettere a disposizione dei malati di Covid meno gravi sgravando i 18 grandi ospedali hub che stanno sopportando da soli l’impatto della seconda ondata; soprattutto nel Milanese dove, a quanto Il Giorno apprende, si concentra quasi metà dei ricoverati nei reparti Corona della Lombardia, arrivati ieri a 2.459 totali con un saldo tra ingressi e uscite che supera i cento al giorno (ieri +133). I ricoverati per Covid in terapia intensiva al momento sono un decimo (242) e aumentano in proporzione (+11 ieri), perciò agli ospedali non hub la Regione ha chiesto anche di liberare personale, da mandare negli hub che a loro volta invieranno anestesisti e infermieri esperti nei “moduli” che gestiranno all’ospedale della Fiera, il polmone da duecento letti di terapia intensiva al momento mandato avanti dal solo Policlinico.

Un’operazione di sistema che incontra qualche resistenza: se l’Ats, a quanto Il Giorno apprende, è impegnata a verificare che i non hub, pubblici e privati, mettano a disposizione tutti i letti possibili basandosi sullo storico della loro occupazione per ricoveri non urgenti, ieri è germogliata una polemica intorno all’ospedale, non hub, di Sesto San Giovanni: "Pare che la Regione abbia deciso di chiudere da mercoledì il pronto soccorso e il punto nascita per trasferire tre anestesisti e sei infermieri all’ospedale in Fiera - ha attaccato il consigliere regionale dem Pietro Bussolati -. Vuole sottrarre ad altri ospedali, già allo stremo". "Sui servizi e le prestazioni dell’ospedale di Sesto la Regione non ha preso nessuna decisione, non ci sono documenti", gli ha risposto l’assessore Giulio Gallera, mentre "è naturale" che le strutture ospedaliere del territorio supportino il Portello "da un lato accogliendo i pazienti meno gravi e dall’altro fornendo personale qualificato per la gestione delle terapie intensive".

Gallera ha risposto anche al sindacato NurSind, che sostiene che in Lombardia manchino "diecimila infermieri": "Appena le norme nazionali lo hanno consentito abbiamo avviato una politica di irrobustimento negli organici; con la difficoltà di espletare concorsi pubblici nella prima parte dell’anno le Asst hanno assunto a tempo indeterminato 1.760 infermieri a fronte di 1.496 uscite, e ne hanno reclutati per l’emergenza Covid più di duemila, la maggior parte ancora in servizio. E stanno chiamando da tutte le graduatorie disponibili per assumere a tempo indeterminato infermieri di famiglia: se ne prevedono 350 entro la fine dell’anno e 1.600 entro i primi mesi del 2021". Anche l’Ats Metropolitana sta lanciando bandi veloci per reclutare laureati in Medicina da immettere nella rete territoriale (non solo nelle Usca che vengono dimensionate sulle richieste di visite a domicilio fatte dai medici di base). Perché la coperta corta di questa seconda ondata non sono più i respiratori, le mascherine e gli altri Dpi, ma il personale sanitario. Quelli che otto mesi fa tutti chiamavano "eroi".