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14 giu 2022

Classici e produzioni di ricerca L’Elfo-Puccini riparte senza paura

La nuova stagione del teatro di Baires, in attesa del programma speciale per il cinquantenario. Con l’invito del direttore Fiorenzo Grassi a tornare in sala e "rompere la crosta della diffidenza"

14 giu 2022
diego vincenti
Cronaca

di Diego Vincenti

Una grande abbuffata. Di titoli, artisti, progetti. Con un filo rosso (sottile) a legare tutto insieme: la ricerca sul linguaggio. E poi quello slogan a scacciare qualsiasi spettro pandemico autunnale: "Esci di casa, vieni a teatro". Magari. Che siamo parecchio stanchi del divano, come cantava malizioso George Michael. Non che il pubblico dell’Elfo Puccini abbia bisogno di particolari inviti. Nonostante l’ennesimo anno bislacco, diversi lavori hanno infatti funzionato molto bene in corso Buenos Aires. Ma certo la sensazione ora è di dover definitivamente rompere la "crosta della diffidenza", come l’ha definita il direttore Fiorenzo Grassi, ieri a presentare la nuova stagione con le guide artistiche Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani.

Anche grazie a un cartellone densissimo, in attesa dei festeggiamenti per l’imminente cinquantenario degli Elfi. Fa un po’ impressione a pensarci. Considerando che si è cresciuti insieme e fino all’altro giorno ci si sentiva un po’ tutti enfant terrible del teatro. Il progetto per i cinquant’anni verrà presentato in seguito. Per ora una stagione produttivamente caratterizzata da alcuni titoli che hanno fatto la storia della realtà milanese. In alcuni casi dei veri e propri remake di sé stessi. A partire da "Alla greca" di Berkoff, parodia edipica nella Londra thatcheriana, già diretta nel 1993 da Elio De Capitani. Scrittura corrosiva e finale cult: Edipo scopre che nel letto c’è mamma ma fa spallucce visto che si sta tanto bene insieme… Si apre così il cartellone. Dal 21 ottobre. Affiancato in Bausch da Bruni che riprende il suo "Kaddish", per la regia di Frongia. Da segnalare anche "La numero 13" di Cristina Crippa e "La morte e la fanciulla" di Ariel Dorfman, altra produzione forte Anni Novanta, riproposta a mezzo secolo dal golpe cileno. Indimenticabile Sigourney Weaver nel film di Polanski. E poi i più recenti "Nel guscio", "Il seme della violenza", "Alice Underground", "Rosso", "Il vizio dell’arte". Sempre molto stretta la collaborazione con Invisibile Kollettivo, Nicola Russo, Eco di Fondo.

Mentre fra le nuove produzioni, piace la scelta di sostenere il percorso di ricerca di Phoebe Zeitgeist, a novembre con il "Torquato Tasso" da Goethe, monologo di Daniele Fedeli diretto da Giuseppe Isgrò. Fra le ospitalità l’atteso "Hybris" di RezzaMastrella, Luigi Lo Cascio con Marco Tullio Giordana, Paolo Pierobon nel "Riccardo III", Andrea Jonasson, Arturo Cirillo, Veronica Cruciani, l’ottimo "Le relazioni pericolose" di Carmelo Rifici (strano non vederlo al Piccolo), "Sherpa" di Giorgina Pi. E poi ancora Faloppa, i Menoventi, Carrozzeria Orfeo, l’imperdibile dittico beckettiano di Teatrino Giullare. Stasera la presentazione al pubblico. Per farsi un’idea. E iniziare a segnarsi qualche titolo in agenda.

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