Claudio Luti, presidente del Salone del Mobile, alla presentazione
Claudio Luti, presidente del Salone del Mobile, alla presentazione

Milano, 12 febbraio 2020 - Sarà un Salone del Mobile senza visitatori cinesi. L'effetto del Coronavirus si abbatte sull'edizione numero 59 della manifestazione internazionale dedicata all'arredo e al design. Alla presentazione del Salone, all'Università Cattolica di Milano, si è parlato dell'impatto che lo stop ai collegamenti verso la Cina potrà avere sull'evento in programma dal 21 al 26 aprile, nei padiglioni della Fiera di Rho Pero.

L'anno scorso la presenza dei cinesi  fu la più significativa:  30 mila visitatori sui 386 mila totali.  "Mancheranno i visitatori cinesi" ha ammesso il presidente del Salone del Mobile, Claudio Luti. Rimedi? Ci saranno: "E' stato rafforzato il digitale e questo servirà per il futuro, non solamente per i cinesi".  All'appuntamento di aprile - assicura - "saremo pronti, sappiamo qual è la situazione in Cina e sapremo gestirla" ha assicurato. Anche se l'impatto del Coronavirus sui numeri finali ci sarà.

"Negli ultimi anni abbiamo fatto un record dietro l'altro - ricorda il presidente Luti - penso che avremo sicuramente dei numeri inferiori se la situazione resta come adesso". Ma si guarda avanti e si lavora al Salone di Shanghai di novembre, che "si farà" come tutti gli anni.  

"Sarà una fase difficile - ha aggiunto a margine della presentazone del Salone il sindaco di Milano, Giuseppe Sala -. Noi cerchiamo di sostenere la relazione con i cinesi, testimoniando al nostra vicinanza. Siamo consapevoli delle problematiche: spero che riaprano i voli il prima possibile, ma ovviamente lo si farà quando ci saranno le condizioni". .

A proposito dell'impatto del Coronavirus su Milano, Sala ha spiegato che "è un tema con cui ci si dovrà confrontare e che già impatta in particolare sul turismo. Supereremo questa difficoltà come le abbiamo superate tante volte. Le perdite sono già state importanti. Nel nostro turismo, obiettivamente, i cinesi hanno un ruolo significativo. Basta chiedere agli operatori che vivono intorno a  via Sarpi. L'impatto si vede. D'altra parte viviamo in una società così connessa, e per Milano e il Paese è obbigatorio essere connessi e aperti, che a volte si devono fronteggiare  problematiche come queste".