Continua a fare discutere la sentenza del Tar sul caso di Punto Luce, l’associazione evangelica al centro di un’ordinanza che nell’estate del 2019 aveva disposto la chiusura del luogo di preghiera. A firmare l’ordinanza era stato il dirigente del settore tecnico, lo stesso che tre mesi prima aveva emanato un simile provvedimento nei confronti della onlus Sabil, l’associazione araba che in via Marzabotto...

Continua a fare discutere la sentenza del Tar sul caso di Punto Luce, l’associazione evangelica al centro di un’ordinanza che nell’estate del 2019 aveva disposto la chiusura del luogo di preghiera. A firmare l’ordinanza era stato il dirigente del settore tecnico, lo stesso che tre mesi prima aveva emanato un simile provvedimento nei confronti della onlus Sabil, l’associazione araba che in via Marzabotto ha una sala di preghiera. "Nei confronti di Sabil, l’ordinanza dirigenziale del 12 marzo 2019 riguarda abusi edilizi e problematiche di prevenzione incendi, mentre nei confronti dell’Associazione Punto Luce l’ordinanza del 25 giugno 2019 riguarda abusi edilizi", sottolineano dal Comune di San Giuliano. La sentenza del Tar ha sbloccato la situazione: i fedeli di Punto Luce possono tornare a riunirsi.

"Secondo quanto riportato nel testo della sentenza – precisano dal Comune – il giudice amministrativo ha accolto il ricorso dell’Associazione Punto Luce in quanto ha rilevato delle irregolarità procedurali nell’attività istruttoria riguardanti l’accertamento delle violazioni edilizie da parte della Polizia Locale e non perché abbia rilevato l’assenza di abusi edilizi". Le presunte irregolarità rilevate dall’ufficio tecnico sono legate al fatto che le due associazioni hanno affittato siti accatastati con altri utilizzi: un capannone industriale nel caso della Sabil, un ex supermercato per gli Evangelici. E questo perché manca infatti il "Piano delle Attrezzature Religiose", una sorta di piano regolatore dei luoghi di culto. "È uno strumento non obbligatorio – dicono da Palazzo – di cui anche le precedenti amministrazioni hanno ritenuto opportuno non dotarsi. Nel pieno rispetto della sentenza amministrativa, si sottolinea che le ordinanze dirigenziali sono state dettate dalla necessità di tutelare la pubblica e privata incolumità e di prevenire situazioni di rischio. L’amministrazione si impegna a difendere e a promuovere la libertà di culto, nella salvaguardia del corretto utilizzo del territorio comunale".

Patrizia Tossi